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Andiamo alla scoperta dell’affascinante mondo della numismatica antica con Claudia Devoto, cultore della materia in numismatica antica all’Università La Sapienza di Roma

1. Cos’è la numismatica?

La numismatica è la disciplina che si occupa dello studio delle monete antiche. Il termine deriva dal greco noummos e dal corrispettivo latino nummus, cioè moneta. Entrambi i termini derivano da una comune radice indoeuropea, che ha a che fare con l’idea di “mettere in ordine, sistemare” ma anche di “contare”. E infatti dalla medesima radice derivano una serie di termini che hanno a che fare con il campo giuridico, come ad esempio il termine greco nomos, che significa “legge”. In effetti, la moneta antica è uno strumento di scambio il cui valore è sostanzialmente regolato da un’autorità riconosciuta.

Le monete antiche sono state da sempre oggetto di interesse, anche se naturalmente l’approccio alla disciplina è cambiato nel corso del tempo. In effetti, mentre si può dire che almeno dall’Umanesimo si può parlare di collezionismo nel senso proprio del termine, solamente dal Settecento sono apparsi i primi tentativi di sistematizzazione del materiale e solo nel Novecento si è tentato di studiare le monete non solo in quanto oggetti preziosi o particolari, ma inserendole nel loro contesto di produzione: quindi solo in tempi relativamente recenti la Numismatica è passata dall’essere disciplina antiquaria a disciplina archeologica.

2. Cosa determina la rarità, la “preziosità” di una moneta?

Dobbiamo sicuramente considerare diversi fattori in questo senso. Il primo è quello che si definisce il valore intrinseco della moneta, ossia la quantità di metallo prezioso in essa contenuto. È chiaro che una moneta d’oro o d’argento ha un suo valore proprio dovuto al fatto che è di metallo prezioso, mentre una moneta di bronzo ne è priva. Il secondo fattore è quello della qualità estetica della moneta: le figure che compaiono sulle due facce possono essere state intagliate con più o meno cura, e questo è un aspetto che già nell’antichità, almeno in alcuni casi, era più o meno valorizzato, al punto che alcuni incisori firmavano i propri conii con il loro nome.

Altro parametro da considerare è lo stato di conservazione: alcune monete, anche molto antiche, sono giunte fino a noi in perfette condizioni, tanto da sembrare appena coniate, mentre altre si presentano corrose, poco leggibili e dunque poco comprensibili ed apprezzabili…e meno costose.

Ulteriore fattore – direi il più significativo – è quello della rarità dell’esemplare: ci sono monete in metallo nobile note in centinaia di esemplari, con un valore commerciale relativamente basso, e monete note in pochissimi esemplari o addirittura in un solo esemplare, che possono arrivare a costare cifre davvero elevate. Per citare un esempio, il Satiro di Aitna (il nome antico di Catania, almeno per un periodo), un tetradrammo in argento coniato a Catania attorno alla metà del V secolo a.C. e noto in un unico esemplare, fu venduto nel 1882 per 8000 franchi belgi, l’equivalente di 50000 $. A questa stessa moneta sono da sempre state riconosciute una notevole qualità tecnica ed estetica, tanto che gli studiosi hanno a lungo parlato di un “Maestro di Aitna”.

3. Quali “strumenti” sono indispensabili per chi ha intenzione di collezionare delle monete?

Credo che il primo strumento sia la pazienza…e forse il secondo la curiosità.

Per un archeologo che si occupa di numismatica, la frequentazione del mercato antiquario si limita di solito (come nel mio caso) al controllo dei pezzi all’asta alla ricerca di pezzi per implementare i corpora di monete che si stanno studiando, e quello che posso dire è che le monete tendono a comparire in maniera sorprendente. Quindi sicuramente, se la collezione che si sta componendo necessita proprio di questo o quel pezzo, serve una buona dose di pazienza in attesa che siano disponibili sul mercato. La curiosità mi sembra indispensabile per far sì che le monete non divengano solo dei soprammobili ma sia possibile cogliere i significati che si addensano in ciascun esemplare. A livello pratico, ci sono tanti corpora e cataloghi da cui si può partire, ma data la mole e la diversificazione del materiale ovviamente i testi che si potrebbero citare sono davvero tanti. Infine, calibro e bilancia di precisione sono utili per controllare diametro e peso dei pezzi.

L’articolo completo sul Blog di Colasanti Casa d’Aste.

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