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In occasione della mostra “Mostri. La dimensione dell’oltre” al Museo Civico di Crema e del Cremasco, in programma dal 23 ottobre al 12 dicembre 2021, andiamo alla scoperta dell’inconscio e delle suggestioni che i mostri tradizionalmente suscitano nel nostro immaginario, facendo luce su come questa dimensione viene rappresentata nella letteratura e nell’arte a partire dall’Ottocento fino ai giorni nostri

Il Museo Civico di Crema e del Cremasco ospita nelle Sale Agello dal 23 ottobre al 12 dicembre 2021 la rassegna espositiva “Mostri. La dimensione dell’oltre“, a cura di Silvia Scaravaggi, una raccolta di 112 opere su carta, tra grafiche, libri e illustrazioni, dedicate alle figure del mostruoso nella letteratura e nell’arte, dall’Ottocento fino a oggi, molte delle quali prestate dallo storico dell’arte Emanuele Bardazzi che ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo dell’esposizione e nella stesura del catalogo. Il percorso della mostra si muove su due linee – un filone fantastico-onirico e un filone simbolico-esoterico – e indica, con l’immediatezza dell’iconico satiro di Austin Osman Spare, straordinario artista inglese, in Italia ancora troppo poco noto, i riferimenti a cui tutto l’itinerario espositivo guarda.

La riflessione condotta è strettamente legata all’importanza del mostro nel rendere l’uomo consapevole della presenza di un’altra dimensione. Non ci si concentra sul concetto di deformità, sugli aspetti della teratologia, mentre si indaga, attraverso un percorso tra l’arte grafica e il libro illustrato, un’etica del superamento in cui si condensa una rivoluzione: l’accoglimento dell’alterità, l’ammissione di una realtà flessibile e fluttuante, affatto definitiva o rigida. Il mostro nell’esposizione, che è tale grazie alla concorrenza di due preziose collezioni d’arte private di Milano e Firenze, è inteso come figura di rivelazione. Mostro è rivelazione di qualcosa che doveva restare occulto e improvvisamente riappare: la mitologia, le divinità, il rapporto dell’uomo con la natura, gli esseri soprannaturali, i simboli legati non solo a taluni rituali bensì anche a cruciali momenti storici e sociali, di cui sono riflesso spesso rivelatore.

Georges de Feure, L’amour libre (1896), litografia a colori, dalla serie di quattro litografie L’amour libre, Kleinmann, (1896). Collezione Bardazzi
Félix Vallotton, La cieca fortuna (d’après Giovanni Bellini), (1892), acquaforte, frontespizio per Octave Uzanne, L’Art et l’Idée, tomo II, Parigi, Ancienne maison Quantin (1892). Collezione Bardazzi

Il mostro entra nell’immaginario dell’uomo fin dall’origine e in ogni cultura e tradizione. Per cogliere appena l’ampiezza e varietà della sua presenza, almeno nella letteratura occidentale, è sufficiente pensare alla Divina Commedia di Dante, al Paradiso Perduto di Milton, o ai più recenti Dracula di Braham Stoker, Dottor Jekyll e Mister Hyde e Frankestein di Mary Shelley. Le mutevoli forme del mostruoso, accompagnate da fascino e timore, in bilico tra luce e oscurità, abitano narrazioni e illustrazioni, ma, per quanto multiforme il mostro possa apparire, egli è sempre un simbolo posto lungo un confine, una soglia che offre accesso a un orizzonte ignoto, a un abisso sconosciuto o che riporta in superficie elementi accantonati, temi celati e diversità negate.

Alcuni mostri hanno un nome proprio, sono Lilith, Lucifero o Satana, Frankenstein o Dracula, alcuni mostri hanno un pubblico, adulto o giovane. Scopriamo tendenze e predilezioni guardando nella ricerca artistica a partire dagli anni a cavallo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Un momento in cui, nuovamente come già accaduto in precedenti periodi storici, uno fra tutti il Medioevo, l’attenzione si sposta su ciò che è irrazionale, inconscio. Studiosi, artisti, letterati si dirigono verso il superamento delle barriere del reale e dell’intellegibile e ciò accade anche come stretta conseguenza di un mondo illuminista che aveva migliorato la visione razionale della vita ma al contempo forzato troppo nella direzione del positivismo, conducendo inevitabilmente gli intellettuali, gli artisti e le anime curiose verso l’ignoto.

Nell’esposizione il percorso di conoscenza del mostro ha inizio nella seconda metà dell’Ottocento e celebra quello straordinario momento di fervore artistico e culturale capace di valorizzare come mai prima e, forse, mai in seguito, la fascinazione dell’invisibile, dell’irrazionale, dello sconosciuto.

Leggi l’articolo completo su BloGonnelli, il blog ufficiale della Libreria Antiquaria Gonnelli.

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