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Illustrare la Divina Commedia è sempre stato un compito arduo ed un’impresa ambiziosa quanto stimolante per gli artisti di tutte le epoche. L’opera di Dante ebbe presto una grande diffusione e i primi adornatori di manoscritti miniati riservarono ad essa impegno e qualità di lavorazione al pari delle sacre scritture. Con il suo linguaggio poetico metaforico e con la sua finzione retorica, il poeta invitava a non fermarsi all’esterno letterale di ciò che narrava e a recepire nel profondo quell’alone di mistero che stava tra la parola e il suo velo allegorico: una percezione che ha anche dato adito allo stratagemma della licenza interpretativa consentendo a certi artisti, specie in epoche recenti, un rapporto progressivamente più libero col testo.

Scrittori e pensatori dell’ultimo Ottocento, dagli esoteristi a Giovanni Pascoli in testa (in Minerva oscura, La mirabile visione, Sotto il velame), ritennero che la Divina Commedia contenesse messaggi rivolti agli iniziati e si prodigarono a illuminare il linguaggio spesso oscuro della rappresentazione anche laddove magari più semplicemente, in forma poetica figurata, Dante evocava il mistero della rivelazione divina foggiata dal Cristianesimo, attraverso il grande racconto della vita, della morte e dell’eterno.

Il suo viaggio dell’anima nella vita oltremondana, dai regni bui della dannazione a quelli luminosi della gloria celeste, è una summa enciclopedica, morale e profetico-visionaria, a cui affluiscono con elevato e nuovo significato poetico, per vie segrete più o meno consapevoli, storie e credenze lontane, terribili e sublimi, stratificate anche nella cultura più popolare e tramandate nel tempo dalle fonti cristiane e pagane, come le visioni dell’Apocalisse di San Giovanni, la lettera di San Paolo ai Corinzi in cui narrava d’essere «stato ratto insino al terzo cielo, ove udì arcane parole che all’uomo non è dato favellare», il racconto del Purgatorio di San Patrizio del tardo XII secolo, il viaggio di Enea nell’Averno narrato da Virgilio nell’Eneide, oppure l’omerico approdo di Ulisse all’Erebo.

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Immagine in evidenza
Medusa urlante, Basilio Cascella
1904, Copertina-frontespizio per la “Divina Commedia”
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