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Il Leone d’Oro per la miglior partecipazione Nazionale è stato conferito al Padiglione degli Emirati Arabi Uniti, curato da Wael Al Awar e Kenichi Teramoto. Altre menzioni speciali sono state assegnate a Russia e Filippine

Lunedì 30 agosto si è conclusa la cerimonia di assegnazione dei Leoni d’Oro della 17° edizione della Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, curata quest’anno dall’architetto e teorico libano-statunitense Hashim Sarkis. Ad aggiudicarsi la statuetta per la miglior Partecipazione Nazionale è stato il Padiglione degli Emirati Arabi Uniti.

La motivazione che ha spinto la giuria internazionale, composta da Kazuyo Sejima (presidente, Giappone), Lamia Joreige (Libano), Sandra Barclay (Perù), Luca Molinari (Italia) e Lesley Lokko (Ghana-Scozia), ad assegnare il premio al progetto presentato dal padiglione medio orientale ha risvolti/origini etico-ambientali: “Il Leone d’Oro per la migliore Partecipazione Nazionale agli Emirati Arabi Uniti per un esperimento che ci incoraggia a pensare alla delicata relazione tra spreco e produzione sia a una scala globale che locale, proponendo un modello costruttivo capace di legare artigianalità e tecnologie avanzate.”

Il progetto presentato a Palazzo Ca’ Giustinian – la sede storica della Biennale di Venezia – lo scorso 21 maggio intitolato “Wetland”, capitanato dai curatori Wael Al Awar e Kenichi Teramoto, ospita un’importante ricerca sui nuovi materiali rinnovabili per le costruzioni edilizie – in sostituzione al cemento Portland, la cui produzione è responsabile dell’8% delle emissioni mondiali di CO2 -, a partire dalle risorse naturali presenti nelle saline della federazione araba. Lo studio è stato condotto da un’equipe di scienziati di Abu Dhabi, Tokyo e Sharja.

La Giuria Internazionale ha inoltre assegnato altre due menzioni speciali. La prima al Padiglione Russia con il progetto “Open!”, a cura di Ippolito Pestellini Laparelli, “per una ristrutturazione sensibile e attenta del padiglione storico ai Giardini che si apre allo spazio esterno e al futuro”.

Mentre la seconda al Padiglione delle Filippine con la mostra “Structures of Mutual Support”, curata da Framework Collaborative (GK Enchanted Farm Community e gli architetti Sudarshan V. Khadka Jr. e Alexander Eriksson Furunes) e commissionato dalla National Commission for Culture and the Arts (NCCA, presieduta da Arsenio “Nick” Lizaso), “per un esemplare progetto comunitario che genera un archivio ricco di esperienze e pratiche collaborative di costruzione”.

Un ulteriore riconoscimento è andato a CaveBureau (Karanja Kabage, Stella Mutegi insieme a densu Moseti, tutti kenioti con base a Nairobi) e all’installazione “The Anthropocene Museum: Echibit 3.0 Obsidian Rain”, per l’”esplorazione visionaria e creativa di uno degli ambienti più antichi abitati dall’uomo”.

A questi è da aggiungere il Leone d’Oro alla carriera all’architetto e critico spagnolo Rafael Moneo, consegnatogli lo scorso 22 maggio in occasione della cerimonia di apertura: “ha conservato la sua abilità poetica, rammentandoci la capacità propria della forma architettonica di esprimere, plasmare, ma anche di perdurare” ha dichiarato il curatore della Biennale Hashim Sarkis.

Per chi si fosse perso la 17° rassegna internazionale di Architettura dal titolo “How will we live together?”, la mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 21 novembre, nel pieno rispetto dei protocolli anti-Covid.

Immagine in evidenza
Wael Al Awar curatore del Padiglione Emirati Arabi Uniti. Ph. Andrea Avezzu, Courtesy La Biennale di Venezia
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