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“Pieter Bruegel il giovane. La crocifissione di Castelnuovo Magra. Restauri e confronti” in mostra al Museo “ Lia” di La Spezia: un esempio vincente di tutela del patrimonio

È stata inaugurata il 16 giugno, al Museo Civico “Amedeo Lia” di La Spezia, una piccola ma intrigante mostra, che rimarrà aperta fino al 23 settembre, incentrata sulla Crocifissione realizzata nel 1615 da Pieter Bruegel il Giovane (1564–1638), proveniente dalla Chiesa di S. Maria Maddalena a Castelnuovo Magra (SP). 

L’esposizione “Pieter Brueghel il Giovane. La Crocifissione di Castelnuovo Magra. Restauro e confronti” è davvero interessante e vale una visita; intanto l’impeccabile allestimento offre la possibilità di ammirare nel dettaglio un’opera caratterizzata da grande minuzia compositiva, i cui particolari si possono apprezzare solo  con una visione ravvicinata; inoltre, il recente restauro ha restituito ai colori la brillantezza  originaria e consolidato il supporto ligneo. Infine, il confronto con un’altra versione dello stesso soggetto, proveniente da Parigi, consente una miglior comprensione del percorso espressivo dell’artista.

La tavola di Bruegel – l’unica del pittore custodita in Italia – viene infatti messa in dialogo con altre tre opere, dello stesso ambito, che illuminano le reciproche corrispondenze ed affinità: la Salita al Calvario (Modena, Gallerie Estensi), La kermesse di San Giorgio, (Pisa, Museo Nazionale) e in particolare  la Crocifissione  dalla Chiesa di Saint Severin a Parigi.

Le dimensioni contenute (cm 102 x 151), fanno presumere che fosse  destinata alla devozione familiare più che ad una collocazione pubblica; tuttavia ben poco si sa della sua storia prima del  1890, quando un privato la donò alla Parrocchia di Castelnuovo Magra.

Come spesso accade alle opere d’arte, anche la pala della Crocifissione di Pieter Bruegel il Giovane ha avuto una vita travagliata, a tratti persino romanzesca: durante la seconda guerra mondiale, per sottrarla al sequestro dei nazisti, il parroco la mantenne a lungo celata in un luogo segreto, esponendosi a gravi rischi. Oggetto di un furto nel 1979, venne recuperata dopo pochi mesi, e restituita  alla Parrocchia. Nel 2019, il Comando genovese dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale  (TPC), una eccellenza italiana che il mondo ci invidia, e  di cui si parla sempre troppo poco, viene informato  di un piano criminale volto al furto del dipinto. Per sventare il reato, l’opera viene tolta dalla sua collocazione, trasferita in un luogo sicuro, e sostituita  con una copia. Al momento del furto, i ladri trafugano il dipinto aprendo con una mazzetta di ferro la teca che lo custodiva e si danno alla fuga;  ma di fatto sottraggono la copia e vengono poco dopo arrestati dai militari, che avevano piazzato in chiesa una serie di telecamere di sorveglianza. 

Come esempio di bene recuperato e restituito ai legittimi proprietari, la tavola di Bruegel il Giovane  viene presentata nel 2021 a Roma in Castel Sant’Angelo, all’interno della mostra dal titolo significativo: Il mondo salverà la bellezza? Prevenzione e sicurezza per la tutela dei Beni Culturali. In quell’occasione, viene restaurata in particolare  la superficie pittorica, mentre l’ultimo intervento conservativo, conclusosi pochi mesi fa, ha interessato il supporto ligneo ed è stato realizzato nei laboratori della Sovrintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio  di Genova.

Le operazioni di ripristino del colore hanno sanato i sollevamenti e restituito al cielo l’originale tinta  striata di chiaro, oscurata da vernici  ottocentesche; il retro dell’opera ha avuto bisogno di un trattamento particolare, in quanto la pala è composta da 5 assi orizzontali di rovere spesse non più di 15 millimetri, le cui giunture nel corso dei secoli avevano perso coesione, a causa dei naturali movimenti del legno, che reagisce al variare delle condizioni climatiche e delle temperature. I restauratori hanno rimosso il poderoso telaio di legno applicato sul retro in seguito ad un intervento ottocentesco, e  messo a punto una speciale intelaiatura più leggera, con viti a molla, che assecondano il normale micro assestamento delle tavole, garantendone al contempo l’integrità. 

L’allestimento della mostra in corso al Museo “Lia” di La Spezia,  che rende ben visibile anche il supporto, consente di apprezzare la qualità di questa operazione di tutela, e di osservare da vicino i legni utilizzati dal pittore per realizzare la sua opera.

Pieter Bruegel il Giovane è  figlio del più noto  Pieter Bruegel il Vecchio, e fratello di Jan il Vecchio, detto “Bruegel dei Velluti” per la delicata maestria con cui dipinge stoffe e gioielli. Jan Bruegel il Vecchio è padre di Jan il Giovane, anch’egli pittore di fama, che a sua volta  è padre di Abraham, noto per le sue composizioni floreali. Siamo quindi di fronte ad una  grande dinastia di artisti, che ha nel capostipite l’elemento più celebre e rappresentativo. 

Alla morte del padre, il giovane Pieter ne eredita tutto il materiale di studio, modelli e disegni: questo lascito sarà determinante per la  sua formazione, e lo porterò a specializzarsi nel replicare le opere paterne.

È questo il caso della Crocifissione esposta al “Lia”, riproduzione di un perduto  originale di Pieter Bruegel il Vecchio. Dal modello paterno, Pieter il Giovane trarrà una ventina di dipinti: le diverse repliche sono sparse per l’Europa e non solo; una si trova  persino a Città del Messico. In particolare, la versione  di  Parigi sarebbe secondo alcuni studiosi la più antica; la sua  presenza  in mostra  consente un fruttuoso e stimolante confronto con l’omologo di Castelnuovo Magra.

La pala di Pieter Bruegel esposta al Museo Lia di La Spezia

L’opera del giovane Bruegel rappresenta la Crocifissione di Cristo inserita in un ampio paesaggio quasi monocromatico, reso con  prospettiva aerea, nel quale –  secondo le modalità compositive tipiche dell’arte fiamminga – l’ambiente naturale ha la parte predominante. Sulla destra, un folto boschetto nasconde parzialmente alla vista la città  di Gerusalemme, mentre le tre croci si stagliano sul davanti, attorniate da una folla variopinta e tumultuosa, a piedi o a cavallo, costituita da militari, contadini e curiosi.

Sullo sfondo, a sinistra, vediamo un altro patibolo, con un condannato appeso per le braccia alla trave trasversale: realizzata in modo estremamente schematico e sommario, questa croce appare pencolante verso il basso e quasi sul punto di cadere. La presenza sul Golgota di una quarta croce si discosta decisamente sia dalla narrazione evangelica, che parla di tre condannati (Gv 19, 18)  sia dall’iconografia tradizionale: si può ritenere che il pittore, inserendo questo elemento, intenda presentare in modo ancor più cruento la zona fuori città, adibita alle condanne capitali.

Pieter Bruegel il Giovane, Crocifissione (1615), tempera su tavola. Foto dell’autore

Ai piedi della croce di Cristo, osserviamo una piccola scena convulsa, con  tre soldati che si contendono  rabbiosamente la tunica del Condannato: uno di loro addirittura, brandisce minaccioso un coltello, e lo punta alla gola del compagno. Si tratta di una libera interpretazione  di quanto narrato  nel Vangelo di Giovanni, là dove si dice che «i soldati  presero le sue vesti (…) e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: “Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca”. » ( Gv 19, 23-24). La scelta di Bruegel enfatizza la cieca brutalità  e la  feroce violenza dei militari, che si aggrediscono l’un l’altro per il possesso di questa pregiata veste.

Appena fuori dal boschetto sulla destra, assistiamo al cosiddetto “Spasimo della Vergine”, cioè lo svenimento di Maria, attorniata dalle pie donne: troviamo questo episodio non nei Vangeli canonici, ma nel testo apocrifo noto come “Vangelo di Pilato”. La scena fa parte dell’iconografia tipica del Golgota, e intende  sottolineare il dolore della Madre di Gesù sotto la croce, raffigurandola  priva di sensi e sostenuta dalle altre donne che assistono al tragico evento. L’autore della nostra pala, tuttavia, apporta una variazione significativa  allo schema consolidato,  collocando il gruppo delle dolenti non presso la  croce, ma alquanto discosto da essa. Intorno al Crocifisso, infatti, una selva di picche brandite da soldati a cavallo crea una barriera che divide Maria e le compagne dal patibolo del Condannato, impedendo loro di accostarvisi: come se il potere terreno, che ha dichiarato Gesù meritevole di morte, volesse infliggere a sua madre anche quest’ ultimo strazio, privandola della possibilità dell’estremo saluto.

Alla destra del Cristo, ecco uno dei due ladri condannati alla sua stessa pena, che si torce in modo spasmodico sul patibolo al quale è appeso: una piccola folla di armigeri ed aguzzini sta lavorando per issare la sua croce, sostenendola e tirandola con corde, e puntellandola con una lunga scala. La tradizione iconografica  vede  in questo personaggio  il “buon ladrone” che si pente in punto di morte,  del quale parla l’evangelista Luca: «Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? (…) egli non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.» (Lc 23,39-43). 

L’atteggiamento scomposto e disarticolato del “buon ladrone”, che – con il viso  sollevato e lo sguardo rivolto verso l’alto – sembra raffigurato nell’atto di implorare misericordia, fa da contraltare alla passività del terzo condannato, che pende inerte dalla sua croce, con il capo reclinato sulla spalla, e appare già morto.

Tutti i personaggi raffigurati da Bruegel sono abbigliati alla moda seicentesca, quindi per i contemporanei dell’autore, la scena aveva un forte impatto attualizzante.

La folla degli astanti presenta una ricca serie di minute figurette variopinte, sia isolate che riunite in gruppetti, colte in  diversi atteggiamenti e movenze: qui ne abbiamo volutamente sottolineate solo alcune, lasciando al lettore il gusto di visitare la mostra e di continuare l’analisi dal vivo.

 

“Pieter Brueghel il Giovane. La Crocifissione di Castelnuovo Magra. Restauro e confronti”
Museo Amedeo Lia, La Spezia 
a cura di Rossana Vitiello
con la collab. di Andrea Marmori, Valentina Tonini e Martina Avogadro
16 giugno – 24 settembre 2023


Sitografia

Isman, Fabio Quando l’arte va a ruba: furti e saccheggi nel mondo e nei secoli Giunti, Firenze, 2021

Catalogo generale dei Beni Culturali, Crocifissione Pieter Brueghel Il Giovane (attribuito) 



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