Un viaggio nell’universo artistico di Valerio Adami: tra realtà e surrealtà, l’espressione metafisica che sfida la percezione
Valerio Adami nasce a Bologna il 17 marzo 1935 si avvicina all’arte fin dalla giovinezza, grazie alla sua immersiva esperienza nell’ambiente artistico veneziano. Nel 1951, incrocia la strada di Oscar Kokoschka, incontro che segna l’inizio di un nuovo capitolo nella sua carriera artistica. Nel 1952, Adami si trasferisce a Milano per iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove studia sotto la guida di Achille Funi, conseguendo il diploma nel 1955. In questi anni, inizia a firmare i suoi quadri con il solo cognome, “Adami,” segnando il suo cammino verso il riconoscimento internazionale.
Gli anni tra la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta vedono Adami guadagnare rapidamente consenso critico e successo commerciale. Viaggia tra l’Italia, Parigi e Londra, sviluppando nuove forme artistiche e teorie, confrontandosi con le tendenze internazionali, in particolare quelle provenienti dagli Stati Uniti. Durante questo periodo, Adami sviluppa uno stile completamente personale, caratterizzato da ritratti di soggetti ispirati alla vita quotidiana, contraddistinti da campiture di colori puri, delineati con nero incisivo e marcato, totalmente privi di chiaroscuro. Le opere di Valerio Adami sono una versione stilizzata della realtà, evocando l’arte del fumetto di Roy Lichtenstein, con elementi a volte astratti e altre volte con riferimenti alla metafisica e al cubismo, il tutto accentuato dai contorni neri, sottolineando una realtà apparentemente oggettuale, ma ricca di significati enigmatici.
Nel 1985, il Centre Georges Pompidou di Parigi gli dedica una vasta retrospettiva a Valerio Adami, omaggiando l’italiano che aveva scelto Parigi come sua città d’adozione, alternandola a Monte Carlo e Meina sul lago Maggiore. La mostra sarà successivamente presentata a Palazzo Reale di Milano nel 1986.
Durante quegli anni, Adami ha intraprende una collaborazione fruttuosa con Giorgio Marconi. Da quella prima esposizione nasce una solida amicizia che perdurerà nel tempo, e le numerose mostre ne sono una ampia dimostrazione: dal 1965 fino al 1992 come Studio Marconi, nel 1995 e 1997 come Galleria Giò Marconi (figlio di Giorgio) e nel 2007 e 2009 alla Fondazione Marconi.
Nella prossima asta di Arte Moderna e Contemporanea di Pandolfini, in programma per il 6 dicembre, tra i lotti del catalogo sarà presente una tela del 1985 proveniente dallo Studio Marconi. Questo rappresenta un tributo al solido legame professionale e personale tra l’artista e il gallerista, che continua a lasciare un’impronta significativa nell’universo dell’arte contemporanea.