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Architetto, designer, scrittore, artista poliedrico, Gio Ponti è considerato uno dei visionari più influenti del Novecento italiano. Durante la sua lunga e proficua carriera, esplora il mondo del design in tutte le sue declinazioni, approcciandosi prima all’architettura, per poi dedicarsi all’arte e all’artigianato: sarà il fortunato incontro con i dirigenti della Manifattura ceramica Richard Ginori, nel 1923, a introdurre Gio Ponti nel mondo del design.

Dalla progettazione di edifici urbani – come il grattacielo Pirelli a Milano, la sua opera più celebre –, alla realizzazione di soluzioni d’arredo per spazi interni, al disegno di oggetti di design, il genio di Gio Ponti si distingue proprio per la sua versatilità. In tutti gli ambiti in cui si è cimentato, l’illustre designer milanese ha sviluppato un punto di vista del tutto nuovo per l’epoca: circondarsi di bellezza per nutrire ed appagare l’anima. Con la sua arte, Ponti ha contribuito in maniera significativa ad influenzare e a diffondere il gusto italiano nel mondo, in un periodo non troppo florido per l’Italia, come quello del secondo dopoguerra. È a Gio Ponti che dobbiamo, oggi, la diffusione del concept Made in Italy.

«Gli italiani sono nati per costruire. Costruire è carattere della loro razza, forma della loro mente, vocazione ed impegno del loro destino, espressione della loro esistenza, segno supremo ed immortale della loro storia.»
(Gio Ponti, Vocazione architettonica degli italiani, 1940)

Palazzo Montedoria di Milano, Gio Ponti (1964)

Storia di uno dei più grandi architetti e designer del dopoguerra italiano

Giovanni, detto Gio, Ponti, nasce a Milano nel 1891. Si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1921, nello stesso anno instaura con gli amici e colleghi Emilio Lancia e Mino Fiocchi un sodalizio fecondo, che lo porterà all’apertura del suo primo studio associato. Il suo legame con Lancia e Fiocchi proseguirà fino al 1933, per poi avviare una nuova collaborazione con gli ingegneri Antonio Fornaroli e Eugenio Soncini, sostituito, quest’ultimo, sette anni dopo, dall’architetto Alberto Rosselli. Il legame tra Ponti, Fornaroli e Rosselli si protrarrà fino alla morte prematura di Rosselli, nel 1976.

È del 1925 l’esordio di Gio Ponti come progettista: la sua prima abitazione, la palazzina in via Randaccio a Milano (1924-1926), della quale, oltre al progetto, si occupa anche della cura degli arredi, è un tipico esempio di Neoclassicismo milanese, destinato alla borghesia (userà la casa di via Randaccio come suo biglietto da visita). Il primo Novecento è il periodo in cui nascono le avanguardie storiche, le nuove correnti artistico-letterarie sono decise a interrompere con la tradizione, promuovendo cambiamenti nei codici di rappresentazione, a favore della libertà espressiva.

Ponti è incuriosito dalle novità annunciate dalle avanguardie, anche se di fatto non aderisce ad alcun movimento, i suoi lavori ne rilevano alcuni tratti fondamentali come la leggerezza delle architetture. Milano gli offre l’opportunità di esprimere la propria creatività e le nuove consapevolezze, riassumibili nel progetto della Torre Littoria di Parco Sempione nel 1933, per la V Triennale: una costruzione esile totalmente realizzata in tubolari di acciaio di forma tronco-piramidale, in cui l’architettura moderna e le novità della tecnica trovano un punto di contatto.

Ceramiche per Richard-Ginori, Gio Ponti

Parallelamente all’attività di progettazione architettonica, Ponti alimenta un rinnovato interesse per l’arte, in modo particolare per la pittura e l’artigianato, che ha modo di approfondire grazie all’incontro professionale con la Manifatturiera Richard-Ginori, nel 1923, della quale ne rinnova l’intera produzione. L’esperienza Con l’azienda fiorentina diventa per Ponti l’occasione per coltivare la passione per la ceramica, passione che lo accompagnerà per tutta la vita e lo porterà ad ottenere importanti riconoscimenti, come il “Grand Prix” all’Esposizione Internazionale di Arti decorative e industriali moderne di Parigi, nel 1925.

Nel 1928 fonda la rivista “Domus”, uno tra i più importanti editoriali dedicati al tema dell’abitare contemporaneo. Domus racchiude l’essenza del pensiero pontiano: per l’architetto milanese architettura, arte e design debbono fondersi insieme, per creare un ambiente in grado di offrire benessere, sia fisico che mentale, intellettuale ed estetico. La sua esperienza nell’artigianato prosegue pari passo con quella di architetto ed editore. Nel 1933 assume la direzione dell’azienda di arredi e illuminazioni Fontana Arte, per la quale realizza disegni di oggetti d’arredo e di design – ancora oggi in produzione –, mentre dal 1946 al 1950 disegna per la vetreria Venini di Murano una collezione di bottiglie.

Gli anni ’50 sono molto prolifici per Gio Ponti, è in questi anni che realizza una delle sue creazioni più celebri: la sedia “Superleggera” (1955). Disegnata per Cassina, si tratta di uno dei prodotti di disegno industriale più interessanti del Novecento, perfetta sintesi di equilibrio, resistenza e praticità.

Sedia “Superleggera”, Gio Ponti (1957)

Ponti è uno tra i progettisti più richiesti in Italia, i grandi industriali gli affidano importanti incarichi come il progetto di ampliamento dei palazzi per la Montecatini (1951), la costruzione di Palazzo Montedoria (1964) e la realizzazione di quella che sarà la sua opera più nota, il Grattacielo Pirelli di Milano (1952-1961). Un edificio in calcestruzzo armato di 127 metri tra i più alti al mondo, il Pirellone, così definito, è una delle costruzioni che meglio interpreta la riflessione pontiana sulla necessità di integrazione tra arte, architettura e tecnica. Tema che ripropone più tardi, nel 1967, nella costruzione della Concattedrale di Taranto. Grazie alla fama raggiunta con il Palazzo Pirelli, Gio Ponti ottiene prestigiose committenze anche all’estero, tra cui diversi progetti per case all’italiana, come Villa Planchart a Caracas (1955), Villa Arreazza in Venezuela (1954) e Villa Nemazee a Teheran (1957), e un progetto per un museo, il Denver Art Museum in Colorado (1971).

Concattedrale di Taranto, Gio Ponti (1967)

Gio Ponti muore a Milano nel 1979, all’età di 88 anni. Non verrà ricordato solo come creatore di edifici e di oggetti, ma anche come “homme de lettres”, facendosi portabandiera del dibattito architettonico, districandosi tra tradizione e modernità, industria e artigianalità: “Tradizione è fare cose nuove bene come cinquecento anni fa” era il suo slogan.

Le opere firmate Gio Ponti riscuotono sempre grande interesse nelle aste di Design e Arti Decorative, sia sul territorio nazionale che internazionale. Tra le aggiudicazioni più risonanti degli ultimi anni, ricordiamo la vendita record per gli arredi di “Casa Fantasia” in un’Asta Cambi, organizzata a Londra in collaborazione con la Casa D’Aste Philips nel marzo 2019: in totale gli arredi realizzarono 2.280.000 euro, col venduto pari al 100% dei lotti in catalogo.

Il prossimo 19 gennaio 2021, in occasione dell’asta Design e Arti decorative del ‘900, la Casa D’Aste Pandolfini ospiterà alcune delle opere di design realizzate da Gio Ponti nei primi anni della sua carriera: tra queste, una coppia di poltrone a pozzetto, con struttura in legno e rivestimenti in tessuto, risalenti agli anni Trenta.

Arredi Gio Ponti progettati per casa Ponti in via Dezza, Milano (1957)

In copertina Gio Ponti (1891-1979)
foto tratta dall’archivio Gio Ponti Official website

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