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Lo stile è diverso, ma due esperti ne hanno confermato l’autenticità. Il dipinto trovato da Filippo Pananti in una casa in Sardegna, ad Iglesias, andrà all’asta da Pananti Casa d’aste il 31 maggio, all’interno dell’asta intitolata “L’école de Paris”.

Un alone di mistero avvolge la piccola tavola con il “Ritratto di Medea” che la Galleria Casa d’aste Pananti di Firenze metterà all’asta il 31 maggio, all’interno dell’asta “L’école de Paris”, insieme ad altri otto disegni di Modì, a quattro oli su carta della moglie Jeanne Hebutèrne, e ad altre opere grafiche di autori francesi tra i quali Picasso e Lautrec. In mostra in questi giorni presso la sede di Firenze in via Maggio e sul sito pananti.com. Questo profilo di ragazza, di dimensioni 30×20 centimetri, è stato recentemente ritrovato in una casa privata in Sardegna. La domanda sorge spontanea: è davvero un’opera di Amedeo Modigliani? E se sì, quando l’ha dipinto e perché sembra così diverso dallo stile per cui è conosciuto dal grande pubblico?

Nonostante il piccolo olio sia firmato “A. Modigliani” sul retro, i dubbi sulla sua autenticità sono comprensibili, poiché non sarebbe la prima volta che un’opera viene erroneamente attribuita al grande maestro livornese. Tuttavia, due esperti di fama, il critico d’arte Christian Parisot, presidente degli Archivi legali di Modigliani a Parigi, e Roberto Sabatelli, direttore del Museo Modigliani di Follonica, hanno confermato che il “Ritratto di Medea” è effettivamente opera di un giovane Modigliani, un raro esemplare del suo periodo di formazione. Attribuzione che parrebbe confermata anche da una notifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari e da alcuni documenti inediti trovati da Pananti in in Sardegna.

Conferma che arriverebbe anche dalla figlia di Amedeo, Jeanne Modigliani, che a seguito di un’analisi di alcuni disegni originali messi a confronto con materiali provenienti da archivi storici e supportati dalle ricerche condotte negli anni: “la mano che ha dipinto il ritratto di Medea, è la stessa dei capolavori di Modigliani che tutti noi conosciamo”, afferma nel documentario.

La storia, raccontata nel docufilm “Il Mistero di Medea. Modigliani in Sardegna” – tratto dalla web serie Casa Pananti diretta dal regista Giovanni Piscaglia – disponibile sul sito di Pananti, è più complessa di quanto possa sembrare. La vicenda è emersa nel 2005, quando il dipinto venne esposto nella mostra “Modigliani a Venezia, tra Livorno e Parigi” curata da Christian Parisot. Si scoprì allora che la ragazza ritratta è Medea Taci, morta a vent’anni nel 1898 per meningite. Medea era la figlia di Tito Taci, imprenditore fiorentino trasferitosi a Iglesias, dove conobbe Flaminio Modigliani, il padre di Amedeo. Le famiglie Taci e Modigliani allora erano molto legate, e si ritiene che anche Amedeo, allora bambino, avesse partecipato ai viaggi tra Livorno e Iglesias. Quando la giovane Medea morì, Amedeo aveva solo 14 anni; quindi il ritratto sarebbe stato realizzato postumo, probabilmente basato su una fotografia.

L’opera “Ritratto di Medea Taci“, la cui stima non è stata resa nota da Pananti (disponibile su richiesta), ma sembra che sia stata assicurata per un valore di circa 500mila euro, è rimasta nelle mani della famiglia Taci fino a quando l’attuale proprietaria, Gabriella Meloni, certa della sua autenticità, ha deciso di metterla in vendita al miglior offerente. Da quel preciso momento Pananti ha quindi avviato una serie di ricerche sul periodo sardo del Modì. “Il mondo dell’arte è un territorio ricco di misteri e può capitare anche di imbattersi in veri e propri casi – spiega Filippo Pananti – Partito per Iglesias con scetticismo mi sono invece trovato in un’avventura entusiasmante e in un intricato labirinto di teorie, raccolte nel corso di una vita dalla proprietaria Gabriella Meloni, dove le incertezze hanno superato di gran lunga le certezze”.

Roberto Sabatelli sostiene l’attribuzione basandosi sull’uso del colore e la tecnica tipica di un mancino, mentre Christian Parisot è convinto dalle affinità cromatiche con il ritratto di Casimir Hebuterne del 1919. Ad ogni modo, il ritratto non lascerà l’Italia, essendo stato dichiarato di interesse culturale dalla Soprintendenza di Cagliari.



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