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Fino al 10 marzo 2024, va in scena al Palazzo Ducale una delle esposizioni più grandi del fotografo statunitense e la prima in Italia sul tema dell’infanzia

“Finché ci sono bambini c’è speranza”. Con queste parole il critico fotografico Owen Edwards introduce la grande mostra di Steve McCurry intitolata “Children,” in scena a Palazzo Ducale di Genova fino al 10 marzo del 2024.

Partendo dall’iconica immagine della piccola afghana immortalata in un campo profughi nel 1984, diventata simbolo delle difficoltà vissute nelle zone di conflitto, l’esposizione si sposta dall’India al Messico, dal Libano fino all’Italia. Racconta la condizione dell’infanzia attraverso espressioni, abiti, tradizioni e stili di vita diversi, evidenziando al contempo situazioni universali unite tutte da un comune denominatore: il senso di stupore e fiducia nell’umanità.

Lome, Togo, 2017 ©Steve McCurry

Partendo dall’iconica immagine della bambina afghana immortalata in un campo profughi nel 1984, diventata simbolo delle difficoltà vissute nelle zone di guerra, l’esposizione si sposta dall’India al Messico, dal Libano fino all’Italia, raccontando la condizione dell’infanzia in situazioni universali, unite da un denominatore comune: il senso di stupore e la fiducia nell’umanità.

“McCurry, che durante la sua lunga carriera ha spesso rivolto il suo sguardo ai giovani di tutto il mondo”, sottolinea la curatrice della mostra Biba Giacchetti, “è da pochi anni diventato padre, e l’irruzione della piccola Lucia nella sua vita gli offre nuovi spunti d’indagine e di affettuosa osservazione, dedicati a questo mutevole e affascinante universo”. Così, immortalati dal fotografo americano più amato di sempre, scorrono nel Sottoporticato di Palazzo Ducale cento ritratti di bambini di tutto il mondo, tra foto e proiezioni, con alcune immagini mai esposte prima in Europa, realizzate in quasi cinquant’anni di attività.

Bamiyan Afghanistan, 2007© Steve McCurry

Ecco che la mostra “Children” di Steve Mc Curry vuole essere un viaggio nell’infanzia per incontrare piccoli esseri umani che affrontano condizioni tanto diverse, ma che parlano un linguaggio in cui ciascuno di noi può riconoscersi. Un viaggio anche nel ricordo della propria infanzia, e uno spunto di riflessione sulla responsabilità che abbiamo nei confronti delle nuove generazioni, nella consapevolezza che il sogno di un futuro più giusto dipende dalle azioni del nostro presente.

Per agevolare il visitatore nel percorso di esplorazione di questo complesso universo di esperienze ed emozioni che caratterizzano le sue celebri fotografie, saranno messi a disposizione un’audioguida e un video esplicativo. Questi strumenti serviranno a guidare il pubblico attraverso un viaggio simbolico, consentendo loro di immergersi appieno nella profondità e nella ricchezza delle opere esposte, trasformando la visita in un’esperienza coinvolgente e significativa.

Peshawar, Pakistan, 1984 ©Steve McCurry

 

A sostegno delle iniziative di questa realtà, una parte dei proventi derivanti dalla mostra sarà destinata a dimostrare concretamente il ruolo dell’arte come strumento di riflessione e veicolo efficace per la diffusione e l’applicazione di valori sociali.

La mostra è curata da Biba Giacchetti insieme a Melissa Camilli.



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