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Riemerge dopo un secolo, da un caveau in Svizzera, l’unica opera mai realizzata su tela di Michelangelo Buonarroti. Si tratta di un piccolo Giudizio Universale dipinto in olio su tela che richiama il celebre affresco della Cappella Sistina vaticana. 

Dopo un secolo di mistero, riemerge da un caveau in Svizzera, a Ginevra, un dipinto su tela ad olio che potrebbe essere attribuito a Michelangelo Buonarroti. A sostenerlo, Amel Olivares, studiosa e specialista di Arte Rinascimentale che, dopo un’attenta ricerca di otto anni, condotta insieme a monsignor José Manuel del Rio Carrasco, specialista di storia dell’arte e conservazione, avrebbero individuato alcuni particolari che rimanderebbero al dipinto della Cappella Sistina. Il dipinto raffigura un “Giudizio Universale”, con alcuni figure presenti anche nell’opera vaticana, come il Cristo Giudice e gli angeli senza ali e aureola, con un movimento delle figure simile e alcune rimaste incomplete. Tra i soggetti “salvati” nell’opera, c’è anche ciò che alcuni interpretano come un autoritratto di Michelangelo Buonarroti, in cui il pittore si presenta con un aspetto visibilmente più giovane rispetto alla sua immagine tradizionale.

Il dipinto, rinvenuto dai due ricercatori, insieme a un team di esperti, in un caveau a Ginevra, di proprietà di una società statunitense – opera la cui descrizione è stata ritrovata nell’Archivio di Stato di Firenze del 1792 – è stato realizzato su una finissima tela di lino, con dimensioni di 96,52 x 81,28 cm, e “sarebbe stato dipinto da Michelangelo Buonarroti probabilmente tra il 1545 e il 1558”. A stupire gli studiosi però, non è tanto la bozza del dipinto, quanto il fatto che fosse stata davvero eseguita a olio su tela dal Buonarroti, si tratterebbe di un “unico esempio di utilizzo di questa tecnica da parte del Maestro”.

Si ipotizza sia stato un dono di Michelangelo al pittore Alessandro Allori, utilizzato poi come modello per una Pala d’Altare nella Basilica Santissima Annunziata di Firenze. Secondo Amel Olivares e José Manuel del Rio Carrasco, questa scoperta suggerirebbe che Michelangelo fosse familiare con la tecnica, appresa forse da Sebastiano del Piombo, giunto a Roma intorno al 1512.

Nel corso del tempo, la tela ha passato diverse mani ed è stata oggetto di un restauro nel 2015 da Antonio Casciani. Attualmente si trova in ottime condizioni: “Allori, figlio putativo di Agnolo Bronzino – racconta Olivares, riportato dall’Ansa – fu a stretto contatto con Michelangelo durante il suo soggiorno a Roma intorno al 1554 e il 1560, periodo in cui ebbe modo di studiare le opere del Maestro. Fu la famiglia Montauto a commissionare ad Allori l’abbellimento della propria cappella privata nella Basilica Santissima Annunziata a Firenze. Allori, basandosi sul bozzetto ricevuto in dono da Michelangelo, creò con maestria una maestosa Pala d’Altare con il tema del Giudizio Universale come attestano le parole del pittore scritte in latino nella parte inferiore del dipinto che abbiamo trovato grazie allo spettrografia”.

L’opera era scomparsa per un secolo prima di essere riportata alla luce. Cosa ne sarà adesso del dipinto? Se verrà solo esposta o venduta, gli studiosi preferiscono mantenere risevatezza: “La proprietà è molto gelosa e non si sa se sarà venduto oppure esibito. Sia la proprietà che lo sponsor che ha curato il restauro e poi gli studi al momento non vogliono comparire”. Per quanto riguarda l’attribuzione, invece, la risposta è che “ci sono esperti di Michelangelo, della sua tecnica e dei suoi disegni ma non dei suoi dipinti su tela. In questi 8 anni abbiamo anche interpellato Gianluigi Colalucci, ultimo restauratore del Giudizio della Sistina scomparso nel 2021, che ha scritto per noi due splendide relazioni una sul Cristo imberbe e una sulle figure abbozzate, dandoci preziose informazioni. Noi stiamo scrivendo un libro e speriamo di aprire una strada su ulteriori studi e ricerche su quest’opera”.



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