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Autorialità, critica e partecipazione tra arte contemporanea e teoria sociologica

Che cosa possono dire le trasformazioni dell’arte contemporanea al sociologo? L’analisi sociologica si nutre e si sviluppa attraverso strumenti che potrebbero, a ragione, apparire del tutto estranei da quelli dell’artista. In fondo i processi di differenziazione sociale hanno delineato una distinzione di campi nella quale l’arte può essere di interesse sociologico solo nella forma di oggetto sociale, come lo sono le altre sfere funzionalmente differenziate, l’economia, la politica, la scienza.

L’idea di partenza è che nell’arte contemporanea dell’ultimo trentennio si siano verificate trasformazioni che configurano un’inedita prossimità tra il lavoro artistico, le sue forme giustificative, le logiche di attivazione dei pubblici e le categorie della teoria sociologica, che appare assai feconda di sviluppi futuri. Non si tratta di fare ancora una sociologia dell’arte, cioè di studiare le condizioni sociali della produzione, legittimazione, circolazione, dell’arte.

Ciò che vorrei proporre è una riflessione sulle forme dell’interesse sociologico che nell’ultimo quarto di secolo caratterizza il lavoro di numerosi artisti contemporanei e di alcuni filoni dell’arte contemporanea. Ciò rende possibile delineare un percorso di prossimità tra teoria sociologica e mutamento artistico che potrebbe rivelare spunti molto fecondi per la riflessione sociologica sul mutamento sociale.

In questa chiave tre dimensioni appaiono interessanti, in primo luogo la concettualizzazione della società nella produzione artistica, in particolare la transizione dall’idea di società come totalità o sfondo storico dell’opera d’arte, all’idea di società come insieme di processi dei quali il lavoro artistico stesso è parte. È una transizione che ha notevoli conseguenze, sia per le mutate condizioni della critica sociale, che per l’interesse che gli artisti rivolgono ai metodi della ricerca sociale per il loro lavoro creativo; in secondo luogo, meritano attenzione i cambiamenti relativi al rapporto tra autore e fruitori/pubblico.

Sulla scorta dell’idea processuale di società anche il processo creativo viene ripensato come un processo sociale, del quale un’espressione rilevante sono le tendenze verso un’autorialità distribuita, anziché polarizzata sull’individualità dell’artista. Quali condizioni sono al lavoro perché questo accada? Cercherò di mostrare che ciò non è sempre accessibile, anche quando l’artista lavora in e per una comunità. Ma cosa accade quando la partecipazione del pubblico/cittadini al processo creativo è reale?

Il tema dell’arte partecipativa, terza dimensione, si lega alle condizioni sociali che presiedono le trasformazioni della partecipazione sociale e politica. Allo stesso tempo, però, il lavoro artistico può far emergere aspetti sociologicamente significativi della partecipazione che spesso sfuggono al lavoro del sociologo. L’arte, specie l’arte pubblica, si intreccia con le forme della progettazione urbana e con le politiche di partecipazione sociale, dando forma a fenomeni di mutamento di grande interesse sociologico.

Questa riflessione non ha un carattere sistematico, cerca piuttosto di ricostruire, secondo un ordine tematico e in parte cronologico, alcune trasformazioni nel campo dell’arte contemporanea – attestate in letteratura, certo, tuttavia parziali a fronte di quanto un mondo molto più vasto riesce oggi a produrre – mostrandone di volta in volta gli aspetti convergenti, stimolanti o problematici per la teoria sociologica.

Leggi l’articolo completo su L’Indiscreto, la rivista culturale della Galleria Pananti Casa d’Aste.

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