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La prima monografica italiana dedicata all’arte di uno dei più influenti e attivi artisti urbani della scena contemporanea ha aperto il sipario giovedì 16 maggio alla Fabbrica del Vapore, per celebrare i 35 anni di una carriera straordinaria. Come segno di generosità verso la città, l’artista realizzerà anche un murale dedicato alla pace.

Sedici anni (e innumerevoli opere) dopo l’opera-ritratto che lo rese celebre al grande pubblico, usata per sostenere la prima campagna presidenziale americana di Barack Obama “Yes we can”, nel 2008, il celebre street artist americano Shepard Fairey (Charleston, 1970), in arte Obey fa tappa a Milano, alla Fabbrica del Vapore. La monografica, la sua prima in assoluto sul territorio italiano, curata dall’artista e dalla galleria Wunderkammern (con cui è realizzata), presenta una selezione delle sue opere più iconiche, insieme a pezzi inediti o realizzati appositamente per l’occasione.

Negli spazi della Cattedrale della Fabbrica del Vapore, dallo scorso 16 maggio fino al 27 ottobre, sarà possibile immergersi in cinque percorsi che esplorano le tematiche più emblematiche dell’arte di Obey, dalla propaganda all’ambiente e dalla musica alla pace.

Obey – to obey, in italiano obbedire – è il nome che Shepard Fairey ha scelto in modo provocatorio come proprio nome d’arte, con l’intento di stimolare l’osservatore a coltivare il proprio senso critico e a sfidare le norme sociali quando necessario.

Un esempio tangibile di questa filosofia è rappresentato dalla sezione “Pace e Giustizia”, che presenta opere significative come Defend Dignity, iconica nella campagna “We The People” del 2017, adoperata durante le proteste per promuovere una visione più inclusiva dell’America. Shepard Fairey ha sempre dato voce alle minoranze, come dimostrano opere come “Embrace Justice”, “Muhammad Ali” e “Voting Rights are Human Rights”, sempre esposte nella mostra. Un’altra sezione affronta il tema dell’Ambiente: con opere come “Paint it Black”, l’artista denuncia il crescente degrado ambientale, rappresentando la Terra dipinta di nero e invitando a un utilizzo più responsabile delle fonti energetiche rinnovabili. Nella sezione “Musica”, Shepard Fairey rende omaggio a icone come Chuck D, Bob Marley e Joe Strummer, trasmettendo allo spettatore gli stessi valori e messaggi che queste figure hanno incarnato attraverso la loro musica.

La scelta di ospitare lo street artist americano, ha precisato l’assessore alla Cultura di Milano Tommaso Sacchi, “testimonia il costante impegno del Comune nel sostenere e produrre iniziative culturali che, attraverso l’arte, incoraggiano riflessioni su temi universali come la pace, l’uguaglianza la giustizia, la tutela dell’ambiente, l’universalità della musica. Nulla è più importante in questo momento storico che sottolineare, come afferma l’artista stesso, che non c’è un noi contro di loro; c’è solo un noi”.

È anche in quest’ottica comunitaria che Obey regalerà alla città il suo primo murale italiano, nell’ambito di una residenza artistica alla Fabbrica del Vapore: l’opera sarà svelata il 22 maggio durante il festival di Arte Urbana Manifestival in via Adolfo Consolini 26, al quartiere Gallaratese, e di comune accordo con gli abitanti del quartiere sarà “un omaggio alla pace”.



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