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Dal 6 ottobre 2022 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, nelle sale che ospitano la Collezione Farnese, prende parte la mostra Of Men and Giants: The dreams of History of Elisabetta, la personale di Davide Cantoni interamente dedicata agli effetti del cambiamento climatico, a cura di Memmo Grilli. In questa speciale mostra, che resterà aperta fino al 16 dicembre, Davide Cantoni presenta una selezione di opere che fanno parte di 2 interessanti e recenti cicli: Les Etrangers e le opere sulle conseguenze del surriscaldamento globale. Realizzate con la famosa tecnica della bruciatura su carta eseguita con lente di ingrandimento, le opere ispirate dalle immagini pubblicate sul New York Times entreranno in diretto contatto visivo con le celebri sculture esposte al Museo, in un meccanismo di dialogo ma anche scontro tra giganti e uomini comuni, storia indelebile e notizie passeggere, grandi gesta che vengono impresse per sempre nella memoria collettiva ed episodi che incuriosiscono per poco, ma che vengono presto dimenticati.

New York Times 6/19/2013 (2014) carta bruciata, cm 122 x 91

Per la serie de Les Etrangers l’artista prende spunto dal capolavoro letterario del 1942 di Albert Camus L’Étranger (Lo Straniero). Un libro che esalta forse meglio di qualunque altro quel sentimento di indifferenza e di alienazione che in certi casi si sviluppa e si diffonde nella popolazione, e che l’artista da sempre addita molto chiaramente attraverso il suo lavoro come uno dei mali della società contemporanea. Gli stranieri in questo caso sono tutti protagonisti di episodi di cronaca, apparsi nelle pagine di quotidiani (in primis il New York Times, ma anche altri giornali). Sono per lo più rifugiati che riescono in qualche modo a sopravvivere al disperato viaggio ed arrivano nei paesi dell’occidente, pieni di speranza per il futuro, o almeno felici di essere sfuggiti al loro passato.

I protagonisti, portatori di culture molto diverse da quella occidentale, invadono per un breve periodo le pagine dei giornali, quelle su internet o i telegiornali, arrivano alle nostre menti e a volte diventano spunto per le nostre conversazioni, ma ben presto finiscono per passare in secondo piano, fino a dissolversi di fronte alla pubblicazione di altre immagini, di altri episodi, spesso ancora più crudi, o semplicemente più recenti. È proprio contro questa conseguente indifferenza di fronte all’incessante sovrapporsi di eventi, di storie, di protagonisti e di stranieri che Davide Cantoni innalza la propria arte. È contro queste non-reazioni di fronte all’esasperazione che l’artista, sulla scia del protagonista del citato libro di Camus, si interroga su chi siano i veri stranieri: i soggetti rappresentati nei suoi ritratti o noi che li guardiamo indifferenti?

Nel ciclo di opere in cui focalizza l’attenzione sulle conseguenze del surriscaldamento globale, Cantoni mostra come le problematiche escano fuori dai margini dei salotti della politica internazionale per investire direttamente l’uomo e gli altri esseri viventi, e la vivibilità del pianeta. Le immagini, fragili per effetto delle bruciature, mostrano come questa piccola misura espressa in gradi – 2 – possa creare enormi differenze, portando il mondo per la prima volta davanti ad una catastrofe di proporzioni globali mai affrontata in precedenza creata da noi stessi, l’era dell’antropocene.

I disegni bruciati, le celebri opere realizzate da Cantoni concentrando la luce del sole attraverso una lente di ingrandimento che, imitando il processo fotografico, arriva a bruciare i tratti disegnati sulla carta, si arricchiscono in questo ultimo nucleo di opere (circa 15) per la presenza del colore, ormai – come dice l’artista – sempre più presente anche sulla carta stampata. Il colore, sottile e sbiadito, a volte bruciato, cattura l’attenzione e contribuisce a fissare nelle nostre memorie le immagini di eventi, evitando che il loro incessante susseguirsi ne faccia sbiadire il ricordo e l’importanza.

A queste opere si aggiungono 2 appositamente realizzate dall’artista:

Ercole + Toro Farnese e Palmyra, candeggina su tela (rendering)

PALMYRA – l’enorme quadro, dipinto con candeggina su telone fotografico nero, rappresenta l’immagine dei resti del teatro dell’antica città Palmyra (Syria) gioiello archeologico, che fu distrutto dai militanti Isis/Daesh insieme a gran parte del sito archeologico, quando presero controllo della zona nel 2015. La candeggina che disinfetta, pulisce e rimuove il colore su una tela nera che ricorda le bandiere del ex-califfato.

Ukraine Flag I (2022) vernice acrilica e bruciature solari su carta, cm 30,5 x 23

UKRAINE FLAG – un campo di azzurro e uno giallo divisi da bruciature, una bandiera divisa da un gesto distruttivo che nonostante rimane integra.

Contesto

Le sculture della collezione, gigantesche di statura, sono anche dei Giganti della storia e della cultura, mentre le immagini di Davide Cantoni che ritraggono gli eventi di oggi, dei fatti dei “piccoli “esseri umani, sono dei reperti archeologici per il futuro. Le immagini pubblicate dal NY Times hanno una visione tanto grande come numero di sguardi, che piccola come durata e diventano perciò parte di in una memoria collettiva quasi subconscia. Le opere della collezione invece funzionano in modo quasi opposto; fanno parte della memoria collettiva da secoli e “vivono” da secoli più a lungo della maggiore parte dei loro spettatori.

La connessione tra i due lavori include la storicizzazione delle immagini di cronaca che dopo essere pubblicate bruciano la loro rilevanza come “notizia” e vengono soppiantate quasi immediatamente dalle nuove immagini del prossimo ciclo di notizie. L’artista bruciando le opere, da una parte brucia la notizia, dall’altra la eleva a opera d’arte. La innalza. E questo crea invece un effetto opposto cioè di rendere più duratura l’immagine e di farla sopravvivere all’incessante sovrapporsi di notizie che genera l’oblio.

Il suo lavoro è stato ampiamente mostrato in Europa e negli Stati Uniti, così come nella Corea del Sud, Cina e Singapore ed è incluso in molte collezioni pubbliche e private, collezioni MOMA e OSRAM tra le altre. Collabora con la Blindarte dal 2005, ha esposto numerose volte sia nella sede di Napoli che in quella di Milano.

La pratica artistica di Davide Cantoni negli anni si è concentrata sul modo in cui la nostra società presenta le immagini e su come vengono consumate, il particolare interesse di Cantoni è in relazione alle immagini di cronaca pubblicate sul New York Times (DC vive e lavora a New York da 20 anni).

Utilizzando la fotografia come base sia per i disegni bruciati che per i dipinti ad interferenza, l’artista crea opere che, pur imitando la fotografia nella loro forma, sono anche saldamente radicate nelle tradizioni dell’arte. I disegni vengono realizzati sensibilizzando la carta con una matita, quindi esponendola alla luce solare attraverso una lente, e i dipinti si rivelano sia come immagini positive che negative a seconda di dove vengono visti come sottoprodotto delle qualità riflettenti delle vernici utilizzate.

Cantoni ha anche prodotto video e sculture e ha realizzato una grande installazione di disegni “111 Years” che comprende un totale di 111 disegni bruciati che mappano ogni guerra che si svolge sul pianeta anno per anno dal 1900 al 2010.

Nelle sue opere più recenti Cantoni sta ricreando parti di immagini di notizie stampate come dipinti utilizzando quello che normalmente è considerato il sistema di colori digitale RGB (rosso, verde, blu) facendo un’incursione nell’inevitabile spostamento delle informazioni dal mondo analogico al digitale.

In anteprima NYT19 April 2014 (2014) carta bruciata, cm 122 x 91

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