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Mario Giacomelli, fotografo, tipografo e pittore italiano, nel corso della sua fiorente carriera ha applicato la sua creatività a quelle che si potrebbero definire “vie di fuga dalla regola”, arrivando a sperimentare un uso estremo dell’apparecchio fotografico. Giacomelli aprirà il catalogo della prossima asta di Fotografia di Finarte, in programma nel mese di marzo, con ben tredici lavori che ripercorrono gran parte della sua poetica

Mario Giacomelli è fra i pochi fotografi italiani conosciuti in tutto il mondo e questo da molto tempo. I suoi netti contrasti, le sue sovrapposizioni, le composizioni insieme audaci e delicate si possono solo imitare, non usare come riferimento. Paradossalmente resta talvolta una conoscenza superficiale di questo straordinario autore di cui il grande pubblico conosce e apprezza “Io non ho mani che mi accarezzino il volto” (la serie ispirata alla poesia di David Maria Turoldo poi battezzata un po’ banalmente “I pretini”) e le molte serie che, come “Storie di terra”, sono dedicate al paesaggio rurale marchigiano.

Mario Giacomelli, “Io non ho mani che mi accarezzino il volto” (1961/1963). Lotto n.4, stima € 3.000 – 4.000

L’ampio e ricco catalogo di opere proposte nel catalogo dell’asta del 17 marzo consente di fare il punto sulla sua poetica. Si va dalla ritrattistica con due saggi tratti da “Scanno” e “Il canto dei nuovi migranti” ai paesaggi misteriosi dominati da cieli nuvolosi attraversati dal volo leggero dei gabbiani, dallo straordinario omaggio a Giacomo Leopardi sintetizzato in “A Silvia” all’altrettanto poetico lavoro compiuto con incisiva dolcezza che è “Il pittore Bastari”.

Analizziamo per ultimi due lavori considerati meno di quanto meritino: “Mattatoio” sa essere forte nella sua crudezza e non a caso Giacomelli stesso se ne ricordava con dolore mentre “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” è stato oggetto fin da subito di molte critiche.

Considerandolo, invece, come il più intenso e coraggioso dei suoi lavori ed anzi uno dei più significativi della fotografia italiana, Ferdinando Scianna lo legge giustamente non come un memento mori ma come una testimonianza di quanto Giacomelli fosse attaccato alla vita. Un giudizio, a nostro avviso condivisibile, su cui riflettere.

Leggi l’articolo completo su il blog di Finarte Casa d’Aste.

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Mario Giacomelli, “Io non ho mani che mi accarezzino il volto” (1961/1963) in vendita da Finarte Casa d’Aste nella prossima asta di Fotografia del 17 marzo 2022

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