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L’ultimo orologio da polso di Adolf Hitler è stato venduto dalla casa d’aste del Maryland, la Alexander Historical Auctions, per 1,1 milioni di dollari. Secondo quanto riportato dall’ente televisiva americana ABC, l’orologio sarebbe stato acquistato da un ebreo residente in Europa. La messa in asta del reperto ha sconvolto il mondo ebraico e varie associazioni si sono espresse contro la casa d’aste stessa.

Con l’asta “Summer Historical Militaria & Autographs” del 28 luglio scorso, la Alexander Historical Auctions ha battuto per 1,1 milioni di dollari quello che i più esperti e rispettati orologiai e storici militari del mondo, dopo numerosi studi, affermano essere l’orologio che Adolf Hitler indossò fino al giorno della sua morte.
Il segnatempo in questione è un Andreas Huber, marchio storico tedesco, fondato nel 1856, con il primo negozio aperto a Monaco. Dopo una rapida crescita del brand, nel 1944 la fabbrica venne totalmente distrutta durante un bombardamento. Huber rinacque nel 1946 con l’apertura di tre nuovi punti vendita. Nel frattempo, tuttavia, si perse ogni traccia di attività commerciale e amministrativa e dunque anche la possibile documentazione che attesti inequivocabilmente la vendita del modello messo all’asta.

Il modello è molto particolare, di fatti, la cassa dell’orologio, realizzata da un sotto-produttore, è composta da un incavatura in cui risiede il quadrante. Questo può essere ruotato di 180 gradi in modo da rimanere protetto o semplicemente per mostrare l’incisione sul suo retro. Il corpo è in oro giallo, numerato “2951” e la cornice, numerata “2939”, è in oro bianco; il telaio probabilmente è stato realizzato in Svizzera da La Chaux de Fonds e poi esportato in Germania. Il cinturino nero in lucertola presenta una fibbia ad ardiglione in oro giallo 18 carati. Il movimento meccanico è a carica manuale, 410-11U, numerato “12755”, ed è stato realizzato interamente da LeCoultre nel dicembre del 1932. Le dimensioni dell’orologio sono 23 x 38 mm con le alette e 23 x 33 mm senza, lo spessore è di 8 mm e il peso è 41,48 grammi.

L’orologio di Adolf Hitler venduto all’asta. Courtesy of ALEXANDER HISTORICAL AUCTIONS ©

Il quadrante nero presenta la scritta “Huber” a ore dodici, mentre a ore sei è piazzato il contatore dei secondi. Sul retro, invece, è incisa una svastica, sormontata dalla prima aquila nazista, e circondata da una corona di foglie di quercia. Subito sotto compaiono le due iniziali art dèco “AH”, laccate in nero, che testimoniano l’appartenenza dell’orologio al dittatore. L’emblema nazista è circondato da tre date: la prima (20.4.89) corrisponde alla data di nascita di Hitler; la seconda (30.1.33) segna la data della sua nomina a Cancelliere della Germania; la terza (5.3.33) celebra la vittoria alle elezioni federali che diedero a Hitler l’accesso al pieno potere dello Stato.

Secondo la brochure della casa d’aste americana, l’orologio potrebbe essere stato donato al leader nazista come regalo del suo 44° compleanno, nel 1933, anno in cui raggiunse le sue più alte cariche in ambito governativo.
Il recupero del cimelio è avvenuto nel 1945 per mano di un soldato francese durante l’assalto al Berghof, il rifugio di montagna di Hitler a Berchtesgaden, pochi giorni dopo il suo suicidio. Si pensa quindi che sia stato successivamente rivenduto e tramandato per diverse generazioni fino ad oggi.

La messa in vendita del reperto ha smosso non poche critiche da parte dei maggiori leader ebrei. Il rabbino Menachem Margolin, presidente della European Jewish Association, ha affermato che l’operazione ha dato “aiuto a coloro che idealizzano ciò che il partito nazista rappresentava” e rivolgendosi alla casa d’aste di Chesapeake City ha aggiunto: “sebbene sia ovvio che le lezioni della storia devono essere apprese – e gli artefatti nazisti legittimi appartengono ai musei o ai luoghi di istruzione superiore – gli oggetti che stai vendendo chiaramente non lo fanno”. Tuttavia, in un’intervista con la stampa tedesca, prima della vendita, la Alexander Historical Auctions ha dichiarato che il suo scopo è preservare la storia e che la maggior parte degli oggetti venduti sono conservati in collezioni private o donati ai musei dell’Olocausto.

 

 

 

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