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La vera rock star dell’arte contemporanea?
Francesco Vezzoli, l’artistar italiano che trasforma il ruolo dell’artista e del politically correct mischiando una raffinata e provocatoria cultura cinematografica con la reinterpretazione contemporanea dell’antico e il linguaggio dei mass-media. 

Spettacolo, sesso, celebrità, arte — e antichità; Francesco Vezzoli è l’artista e regista che si spinge dalla realizzazione di video artistici con le star di Hollywood fino alla rivisitazione, in chiave contemporanea, di reliquie classiche. Maestro dell’arte radicale contemporanea – così lo si potrebbe definire –  Vezzoli sceglie, fino al 2013, come mezzo espressivo il video, usandolo in maniera creativa per la rielaborazione dell’effimero mediatico. Le muse ispiratrici sono pop star, le nuove icone social media e star televisive, ma anche dive del cinema – oramai nel dimenticatoio. Dal 2014 in poi inizia una nuova fase del linguaggio artistico di Vezzoli, che nasce dal suo interesse per l’archeologia.

Obbiettivo dell’arte di Francesco Vezzoli? La decostruzione della manipolazione mediatica e la comprensione della verità nei nuovi linguaggi usati oggi nei canali mediatici, la continua ricerca di decifrare i poteri seducenti della comunicazione e l’instabilità delle persone in una serie di opere che esplorano il potere indiscusso della cultura mediatica contemporanea. Vezzoli tocca però sempre più spesso, nella sua doppia veste di artista e curatore delle mostre, anche tematiche che trattano la coniugazione e il mescolamento delle opere che appartengono al patrimonio archeologico e dei concetti legati all’arte contemporanea, in percorsi espositivi originali e imprevedibili, mostre che dialogano con le città e i luoghi in cui vengono collocate.

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Francesco Vezzoli, Installazione mostra Teatro Romano, ©MoMa – The Museum of Modern Art New York

L’interesse di Vezzoli in archeologia inizia nel 2013 con l’acquisto delle rovine di una chiesa del XIX secolo che l’artista intendeva ricostruire – mattone per mattone – nel cortile del MoMA PS1. Le autorità italiane bloccarono il piano dell’artista per i dovuti controlli e permessi di esportazione di beni culturali, ostacolando così la mostra. La questione non ha ostacolato però Vezzoli dal comparire su grandi quotidiani statunitensi e diventare negli anni successivi una vera star dell’arte. Tant’è che MoMa invita l’artista nuovamente e, nell’ottobre 2014, Vezzoli inaugura la mostra intitolata “Teatro Romano” in cui cerca di trovare i confini della rielaborazione dell’arte antica in modo creativo. Una sorta di analisi attraverso la manipolazione e l’alterazione, una ricerca di dove finisce l’arte e inizia l’artefatto, artificiale e artificioso.

Cinque busti romani collocati all’interno di una stanza buia del MoMA con le superficie ridipinte da Vezzoli; l’intento è quello di restituire all’immaginario contemporaneo le superfici decorate secoli fa, e sbiadite nell’arco di quasi duemila anni. Vezzoli usa l’arte antica per esprimere un concetto mescolando l’antico e raffinati rimandi storico artistici all’immaginario collettivo di oggi. La mostra sorprende anche per la scelta di un artista come Vezzoli, che aveva costruito la sua carriera su spettacolo, sesso e celebrità, la cui attenzione si sposta in una direzione diametralmente opposta guardando verso il mondo dell’antichità.
I busti, acquistati da Vezzoli all’asta sono stati ridipinti con la supervisione di un team di accademici, dettaglio che ha assicurato che la contaminazione fosse accurata dal punto di vista storico. Quello che è riuscito a Vezzoli è sicuramente una ricontestualizzazione, rielaborazione e rimeditazione di opere dell’antichità.

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Francesco Vezzoli, Nike Metafisica, 2019, foto © Alessandra Chemollo, Fondazione Brescia Musei

Bresciano di nascita, Vezzoli inaugura nella sua città natale la mostra Palcoscenici Archeologici che si snoda attraverso Brixia, il Parco archeologico di Brescia Romana. La mostra, un po’ “glam rock” e un po’ misfts come lo stesso artista la definisce, presenta alcune sculture inedite di Vezzoli che trattano il rapido slittamento dell’arte antica, dalla classicità al glamour contemporaneo. Gli interventi curatoriali di Vezzoli permettono di attraversare, fisicamente, ideologicamente e in ordine cronologico, circa mille anni di storia dell’arte e dell’architettura, un percorso originale e affascinante in cui lavori recenti di Vezzoli dialogano con le principali vestigia romane della città di Brescia.

Le otto opere di Francesco Vezzoli potranno essere ammirate dunque, fino al 9 gennaio 2022, a Vittoria Alata, nel Santuario Repubblicano, nella terrazza del Capitolium, nel Teatro Romano, per poi passare nel complesso museale di Santa Giulia.

Mescolare opere di diverse epoche è oramai la cifra stilistica di Vezzoli, arte in cui la creatività e l’estro contemporaneo dialogano con il patrimonio storico. La più recente delle mostre di Francesco Vezzoli è “Pietà 2021” inaugurata il 2 ottobre 2021 in Piazza della Signoria a Firenze e ha come protagonista un enorme leone rampante – definito dall’artista “disneyano” – che stritola la testa di un senatore romano. Ai piedi della monumentale scultura la toga e il corpo del senatore del II Secolo, difatti un frammento di civiltà perduta. Il leone, simbolo della culla del Rinascimento, è la metafora dell’aggressività che oggi ci contraddistingue, non il Marzocco di Donatello, rigido e rassicurante. Un luogo che più di altri incarna la storia e la tradizione di Firenze, Piazza della Signoria a Firenze ha visto negli ultimi sei anni interventi di artisti come Jan Fabre, Urs Fisher e Jeff Koons. L’installazione – fusione di un’opera antica e una novecentesca – rappresenta dunque una “contemporanea Pietà” che ha lo scopo di ricordare chi siamo e da dove veniamo.

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Pietà, Francesco Vezzoli Monumentale leone, opera site-specific Piazza della Signoria, Firenze

Il percorso espositivo continua, in un contesto più intimo, al Palazzo Vecchio con un’opera posizionata all’interno dello studiolo di Francesco I de’ Medici che, per la prima volta in assoluto ospita un’opera di arte contemporanea. La scultura “La Musa dell’Archeologia piange” è un assemblage antico – moderno dai tratti misteriosi, una figura di togato romana su cui Vezzoli sceglie di innestare una testa di bronzo metafisica, come citazione de ‘Gli archeologi di De Chirico’, opera che ben rappresenta il recupero della classicità in epoca moderna.

Sagace, irriverente e acuto, Vezzoli gioca con la storia e l’immaginazione, la fama e l’immortalità, la cultura mediatica e la comunicazione di massa, centrando sempre il suo obbiettivo. Vezzoli riesce a dominare il tempo e a parlare al passato in una chiave moderna, garantendo – a coloro che apprezzano la sua arte – l’esplorazione della bellezza, della pittura e della storia attraverso un’acuta e originale rielaborazione del nostro passato.

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