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A Palazzo Reale di Palermo è arrivata “Look Down”, la famosa opera in marmo firmata dallo scultore campano conosciuto dal grande pubblico come Jago.

Dopo aver lasciato il suo segno in diverse località, da Piazza del Plebiscito a Napoli durante il lockdown, al deserto di Al Haniyah a Fujairah negli Emirati Arabi Uniti con il nome di “Look Here”, e all’area antistante al Colosseo a Roma, arriva al Palazzo Reale di Palermo l’opera “Look Down” firmata dallo scultore campano Jago (Frosinone, 1987). Realizzata in marmo bianco, l’opera raffigurante un bambino in posizione fetale, già soprannominato “U Picciriddu”, è stata collocata al centro del Cortile Maqueda del Palazzo Reale, con lo sguardo rivolto verso la Cappella Palatina, uno dei luoghi spirituali più importanti del mondo, simbolo della convivenza tra culture e religioni diverse. Come si evince dal titolo stesso, l’installazione è un invito a rivolgere il proprio sguardo  verso il basso, verso i più fragili, in un’arte che è in antitesi con l’indifferenza che caratterizza il mondo contemporaneo.

«L’opera può avere la capacità di sottolineare le caratteristiche dello spazio che la circonda ma è sicuramente assoggettata al valore, alla storia e al racconto che quel luogo, inevitabilmente, impone sull’opera stessa. È un po’ come quando noi esseri umani ci troviamo a frequentare dei luoghi e ci sentiamo condizionati dagli stessi» ha dichiarato l’artista di Anagni.

L’allestimento del feto di marmo di Jago, fortemente voluto dalla Fondazione Federico II, “non altera la fruizione del luogo, ma la esalta e crea l’opportunità di nuovi approfondimenti e nuova rigenerazione”, spiega il Direttore generale della Fondazione Patrizia Monterosso.

Jago, “Look Down” al Palazzo Reale di Palermo

“L’arte di Jago è anche comunicazione e contribuisce a determinare ulteriori consapevolezze. L’allestimento presso il Cortile Maqueda seicentesco è stimolo per ricercare maggiore bellezza dell’arte, difenderla e curarla. L’opera imprime ulteriore umanità a questo luogo. Le opere di Jago”, continua Monterosso, “hanno il merito di ricordare come ascoltare l’anima: per ascoltare occorre porre attenzione all’altro. ‘Look Down’ pone il visitatore in una condizione di ascolto con l’elemento immateriale dell’opera. Non a caso le sue opere affrontano spesso temi sociali che pongono il fruitore dinanzi a un interrogativo a cui non può sottrarsi”.

Ecco che quel corpicino diventa simbolo di tragedie, dell’homeless, delle migrazioni, delle guerre e di qualunque individuo che abbia bisogno di essere salvato. “Look Down” rimarrà esposta fino al 3 giugno prossimo.



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