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L’Ascensione di Cristo di Maso da San Friano, creduta a lungo perduta, torna a Firenze, dopo l’acquisto in asta da parte dell’Associazione Amici degli Uffizi. Ieri la presentazione ufficiale alle Gallerie degli Uffizi

Anche se con qualche anno di ritardo, l’“Ascensione di Cristo con la Vergine, gli Apostoli e le Sante Agnese ed Elena” di Tommaso Manzuoli, detto Maso da San Friano (Firenze 1531-1571), fa il suo ritorno in patria. Dopo un’accesa competizione a suon di rilanci nell’asta indetta da Finarte a Roma lo scorso 31 maggio, e l’acquisto da parte dell’Associazione degli Amici degli Uffizi, la tavola di Maso è finalmente tornata a Firenze. E questa volta per restare, ovviamente alla Galleria degli Uffizi.

L’opera, definita da direttore degli Uffizi Eike Schmidt “una meraviglia della pittura fiorentina del Cinquecento” torna quindi nella sua città natale, dopo essere stata conservata per lungo tempo in una collezione privata bergamasca: la tavola nasceva infatti come studio preparatorio per la pala d’altare della chiesa di Santa Maria del Carmine di Firenze.

“Un ringraziamento particolare va al direttore, Eike Schmidt, vero e proprio deus ex machina di questa bellissima operazione culturale, che ha deciso di partecipare all’asta grazie al sostegno fattivo dell’Associazione Amici degli Uffizi, gratificando il nostro lavoro di esperti e cacciatori di quadri alla ricerca del bello” ha dichiarato Valentina Ciancio, Capo Dipartimento di Dipinti Antichi, di Finarte.

Si tratta di un eccezionale ritrovamento del periodo tardo Rinascimento fiorentino, raffigurante, appunto, l’Ascensione di Cristo di Tommaso Manzuoli, riemerso di recente da una collezione privata del nord Italia, ed è stato presentato nella giornata di ieri alla stampa nell’Auditorium Vasari delle Gallerie degli Uffizi. Prima di questo lieto fine, non era affatto sicuro che il bozzetto potesse tornare a casa, senza ricadere in mani private: l’Associazione degli Amici degli Uffizi, che ha partecipato all’asta rendendo noto l’acquisto soltanto dopo la donazione al Museo fiorentino, si è ritrovata infatti a contendersi l’opera con un altro agguerrito offerente, deciso a volersela aggiudicare a tutti i costi. Il suo nome? Vittorio Sgarbi, il famoso critico d’arte che non hai mai nascosto la sua predilezione per l’arte rinascimentale.

“Ho sofferto al telefono mentre Maso mi sfuggiva per una difficoltà di comunicazione: l’offerta sembrava non essere raccolta. E ho sofferto quando sono stato certo di averlo perduto. Per un altro motivo ho chiamato, il giorno dopo, Eike Schmidt, e gli ho raccontato il mio disappunto. L’ho sentito sorridere quando mi ha rivelato che, dall’altra parte, a un altro telefono, vigile cacciatore, c’era lui. E Maso ora era assicurato agli Uffizi. Sono stato felice, sollevato dalla malinconia, più che se la perduta “Ascensione” fosse a casa mia. ” ha detto Vittorio Sgarbi.

La tavola di Maso da San Friano, di piccole dimensioni ma di esecuzione impeccabile, è rimasta incompiuta a causa della morte prematura del pittore, scomparso a soli trentanove anni. Fu completata più tardi dal manierista Giovanni Battista Naldini (1537-1591), salvo andare poi distrutta per via di un incendio che devastò la chiesa nel 1771.

L’Ascensione di Cristo di Maso da San Friano, acquistata all’asta da Finarte dall’Associazione Amici degli Uffizi 

“Con il ritorno del modelletto di Maso da San Friano si compie una doppia restituzione a Firenze: non solo questo dipinto raffinatissimo, preparatorio per una grande pala per Santa Maria del Carmine (distrutta nell’incendio del 1771) d’ora in poi sarà esposto dall’altra parte dell’Arno, agli Uffizi, in una sala insieme ad altri gioielli del periodo controriformato. Ma anche perché l’opera è stata scoperta da Luciano Berti, direttore degli Uffizi dal 1969 al 1987, che infatti la pubblicò per la prima volta nel 1963, nel suo saggio monografico su Maso da San Friano. In quel testo, veniva messo a fuoco l’artista che tanto bene rappresenta l’atmosfera artistica ed intellettuale di un periodo di straordinario fervore, al quale Berti quattro anni più tardi dedicò il volume “Il principe dello Studiolo”: un vero monumento che ha gettato le basi per capire l’arte di corte fiorentina degli anni Settanta del Cinquecento. Ringraziando gli Amici degli Uffizi, con la sua presidente Maria Vittoria Rimbotti Colonna e il vicepresidente Manuel Guerra, ricordiamo con affetto il grande Luciano Berti: lo studioso che ci ha aperto gli occhi su un periodo della storia dell’arte prima troppo poco considerato”.

Nel ricostruire le vicende dell’opera ricomparsa sul mercato antiquario, Valentina Ciancio – responsabile del Dipartimento di Dipinti Antichi di Finarte – ha ricordato come l’opera fosse nota agli studiosi solo tramite una vecchia fotografia in bianco e nero pubblicata da Valentino Pace nel 1976 con l’indicazione “collezione privata, Genova (?)”. Il dipinto di Maso era in realtà a Bergamo, appeso nella camera da letto dei nonni materni del giovane venditore che, volendo sapere cosa avesse ereditato dal bisnonno -un facoltoso imprenditore della zona e appassionato d’arte – ha contattato in primavera la nostra casa d’aste.

“Ci è bastata una buona immagine per capire la qualità eccezionale del dipinto, giunto a noi senza nome ma in eccellente stato conservativo, e prendere subito i contatti che hanno portato poi all’affidamento del bene in asta. Riconoscere l’autore della tavoletta e scoprire la sua storia avventurosa è stata una straordinaria sorpresa. Con il venditore siamo orgogliosi che l’opera possa tornare dopo secoli a Firenze ed in particolar modo agli Uffizi, dove potrà essere ammirata dai visitatori di tutto il mondo per il suo valore e la sua storia” ha dichiarato Valentina Ciancio.

Il modelletto dell’Ascensione, databile 1565, è un documento visivo unico del progetto di rinnovamento del Carmine, realizzato grazie ad un munifico lascito testamentario di Elena Ottonelli (1563). In deroga al rigore iconografico imposto dal Concilio di Trento, campeggiano in primo piano Sant’Agnese e Sant’Elena, sante eponime della committenza, presenti anche nei disegni preparatori di Maso conservati agli Uffizi e nei dipinti di Naldini, nella sua pala del 1576 e nel modelletto all’Ashmolean Museum di Oxford.

Un bozzetto “veramente divertentissimo” era stato definito da Luciano Berti nel suo studio pionieristico del 1963, citandolo per la prima volta e sottolineando assonanze con le invenzioni di Pontorno qui liberamente interpretate dal pittore.

Effetti stravaganti e a tratti perfino caricaturali emergono a partire dal putto, sospeso a metà tra cielo e terra, che fa da base all’ascesa del Salvatore. Il debito di Maso nei confronti del grande Pontormo è evidente anche nella struttura compositiva ricca di dinamismo e pathos e nella luce quasi visionaria che illumina figure e panneggi, creando cangiantismi appena nascosti dalla polvere del tempo.

Questo splendido dipinto esprime un’inquietudine religiosa che ancora oggi commuove ed emoziona mostrando una Vergine minuta ed avanti neglianni con Santa Agnese, che volge lo sguardo assorto verso il basso, rispecchiando così quel clima di devozione e di austerità proprio dell’autunno del Rinascimento di cui Maso è stato uno dei protagonisti. Originale interprete del tardo manierismo fiorentino Maso fu, secondo Vasari, allievo di Pier Francesco Foschi e realizzò nella sua breve vita –morì a soli trentanove anni –ritratti e opere per importanti chiese fiorentine, tra cui San Pier Maggiore, Santa Felicita e Ognissanti, partecipando anche alladecorazione del celebre Studiolo di Francesco I a Palazzo Pitti.

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