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Nella quotidiana gestione di un museo, tra allestimenti, restauri e prestiti, gli spostamenti delle collezioni sono una delle attività più frequenti e delicate. Abbiamo intervistato Filippo Fusi, a capo con il padre di un’azienda fiorentina specializzata nella logistica fine-art, che ci racconta il mondo che ruota intorno al trasporto delle opere d’Arte, partendo dalle motivazioni che hanno contribuito alla specializzazione di specifici profili tecnici, fino alle procedure e metodologie che attualmente regolano la movimentazione dei Beni

Di pari passo con l’incremento e con lo sviluppo del cosiddetto “turismo culturale”, anche nel nostro Paese si è assistito ad un aumento del numero e dell’importanza delle esposizioni di oggetti di rilevanza culturale che, in qualità di protagonisti del percorso espositivo predefinito, permettono di riunire in un unico luogo opere provenienti da contesti ed ambienti diversi. Gli eventi in questione diventano dunque occasioni di valorizzazione, studio ed approfondimento degli oggetti, sottoposti però al delicato meccanismo della loro movimentazione, talvolta difficoltoso ed oneroso, ma sempre pianificato e garantito in termini di sicurezza.

Trattandosi di Beni non assimilabili alle comuni merci, il loro spostamento e la loro circolazione rappresentano il perfetto, ma non sempre semplice, compromesso tra chi persegue gli interessi di studio e valorizzazione e chi, d’altra parte, si appella al concetto di tutela. Sebbene la manipolazione ed il trasporto possano rappresentare almeno in minima parte un evento traumatico per gli oggetti, è altresì vero che tutti i manufatti artistici e storici che oggi “musealizziamo”, in origine furono concepiti e creati per essere fruiti, esposti e talvolta sottoposti a lunghi e rudimentali
spostamenti.

Tuttavia, la crescente sensibilità al valore culturale attribuito alle opere, che si rivelano spesso inestimabili dal punto di vista economico, unitamente alla continua evoluzione delle normative, con tutta la procedura che ne deriva, ha portato alla necessità di formare personale altamente specializzato nella gestione e nella logistica della movimentazione di Beni Culturali. Sono quindi nate nuove figure professionali, come il Registrar, che si occupa di gestire i prestiti in partenza o in arrivo, con tutta la relativa documentazione, e il Courier, o “accompagnatore”, che sovrintende a tutte le operazioni di imballaggio e trasporto dei Beni, da lui supervisionati e monitorati fino all’indirizzo di consegna.

Anche a fronte di questo si sono sviluppate nel corso degli anni aziende altamente specializzate nella logistica esclusivamente legata al settore fine-art, dove le procedure operative seguite ed utilizzate garantiscono elevati standard qualitativi. Ne abbiamo parlato con Filippo Fusi, uno dei titolari di Ars Movendi, azienda fiorentina nata sul finire degli anni Novanta, secondo una precisa volontà del padre Marco, che, entrato in contatto con il mondo del trasporto dell’arte, ne rimase affascinato al punto da riversare in questo specifico settore tutta la sua esperienza, acquisita dagli anni Ottanta.

Partendo dal presupposto che qualsiasi oggetto e manufatto di natura artistica che viene maneggiato e trasportato sia inevitabilmente esposto a molteplici fattori di rischio, l’azienda ha sperimentato, attuato ed affinato negli anni pratiche sempre più specifiche, volte a garantire alti standard qualitativi con lo scopo di offrire le maggiori garanzie per la conservazione dei Beni.
Come ci spiega Filippo – ventottenne già alla guida dell’azienda al fianco del padre – sebbene ogni trasporto rappresenti un caso unico e a sé, il modus operandi da seguire ed applicare si sviluppa attorno alle due macro-aree del privato e del pubblico, dal piccolo collezionista alla grande fiera internazionale e agli eventi espositivi, dalla Galleria o Fondazione all’Istituzione museale.

Uno degli aspetti determinanti che accomuna le due distinte sfere è la conoscenza approfondita degli oggetti da trasportare e del loro stato conservativo, che il curatore o il restauratore di riferimento è chiamato a documentare attraverso la preliminare redazione di un Condition Report, che ha lo scopo di offrire appunto una reportistica dettagliata delle condizioni conservative al momento del ritiro e prima dell’imballaggio delle opere. Il documento, che accompagna gli oggetti in tutti i loro spostamenti, deve essere compilato e tenuto costantemente aggiornato in ciascuna delle fasi dell’intero periodo di prestito, fino al rientro nella sede di partenza.

Risulta pertanto determinante la scelta dell’imballaggio da utilizzare, che, come ci racconta Filippo, viene curato e realizzato ad hoc personalmente dall’azienda, dotata da venti anni anche di una falegnameria interna. Quest’ultima è costantemente impegnata nella progettazione degli imballi in funzione delle opere che dovranno accogliere. La casse realizzate prevedono sia la presenza di un sistema di bloccaggio interno, atto ad assicurare la massima stabilità degli oggetti, sia l’utilizzo di materiali con capacità ammortizzanti, coibentanti, ignifughe, isolanti e di perfetto riempimento.

Gli imballi progettati risultano inoltre dotati di maniglie e riportano i simboli internazionali utili per il loro corretto trasporto. Vengono poi applicati specifici skid-mate e data logger, strumenti elettronici di controllo che possono trasmettere i parametri rilevati in tempo reale. Come afferma Filippo, sono ormai lontani i tempi in cui le opere si trasportavano indistintamente da una parte all’altra del mondo facendo uso delle obsolete ed ormai superate casse di metallo, proprio come avvenne nel 1962, quando la “Gioconda” di Leonardo fu trasferita in tal modo da Parigi a Washington e nel decennio successivo a Tokyo con accorgimenti che, sebbene all’epoca potessero risultare i più innovativi e sicuri concepiti fino a quel momento, oggi appaiono del tutto superati.

Questo esempio risulta pertanto emblematico di un settore in continua e necessaria evoluzione e sempre volto a ricercare nuove e più sicure tecniche di imballaggio e trasporto. A tal proposito, Ars Movendi ha coniato una vera e propria filosofia legata all’imballaggio, il Safebox, divenuto un brand a marchio registrato. Realizzato in legno e cartone ed appositamente per ogni singola opera, imbottito con polietilene, si presenta leggero ma molto resistente, è riutilizzabile nel tempo e garantisce una perfetta sicurezza dell’opera: un vero e proprio “abito su misura realizzato dallo stilista che lo ha ideato”, come piace definirlo a loro.

Il momento culminante dell’intero iter è senza dubbio rappresentato dalle operazioni di trasporto, che può avvenire via terra su gomma, per via marittima o via aerea. Nel primo caso, la scelta deve ricadere su mezzi che garantiscano una buona ammortizzazione, oltre ad una indispensabile stabilità climatica ottenuta mediante l’impiego di climatizzatori a controllo igrometrico posti nell’area di stiva. Le tratte in aereo si svolgono invece su specifici cargo adibiti al pressoché esclusivo trasporto di opere d’Arte.

Alla domanda “in questi anni di esperienza sapresti indicarmi il trasporto per te più complicato e quello più emozionante?” Filippo ha bisogno di riflettere, forse perché, abituato a maneggiare il bello pressoché quotidianamente, la scelta di un solo esempio risulta per lui ardua. “Tra i trasporti più difficili ci sono sicuramente le sculture, in marmo e bronzo”, risponde “non tanto perché risentono degli sbalzi termici come gli oli su tela o tavola, particolarmente delicati, ma per la loro massa notevole che richiede l’impiego di mezzi ed attrezzature speciali per la loro movimentazione ed installazione”. È il caso, per esempio, del recentissimo trasporto dell’opera acquistata da un noto stilista per il parco della sua villa nelle Isole Baleari. La scultura in marmo, proveniente da un’esposizione toscana, è stata prelevata direttamente dalle cave di Carrara – dove si trovava per il restauro – e trasportata via terra fino a Barcellona e da lì via mare fino ad Ibiza, dove Ars Movendi ne ha supervisionato anche la delicata installazione.

“È sempre emozionante poi toccare con mano e curare lo spostamento di opere iconiche nel panorama della storia dell’Arte moderna e contemporanea, come è successo per alcune serigrafie di grande formato di Andy Warhol, o capolavori di Picasso, Paul Klee, Morandi, Castellani, Bonalumi. Ricordo poi con piacere anche l’esperienza del trasporto di un nucleo di preziosi violini Stradivari, che nel 2018 furono trasferiti da Cremona a Puebla, in Messico, all’interno di scatole Safebox specificatamente progettate per l’occasione e per questo denominate “special violin”, inserite a loro volta all’interno di una cassa termica dotata di skid-mate e data logger per il monitoraggio e la rilevazione degli shock durante tutte le varie fasi della movimentazione. Non si trattò di un trasporto particolarmente complicato”, precisa Filippo, “ma fu bello ed affascinante per la sua unicità”.

“Ogni singolo intervento necessita di attenzioni, accortezze e valutazioni, a volte molto minuziose. Responsabilità, organizzazione e grande rigore devono essere costantemente alla base del nostro lavoro. Non dimentichiamo che ciò che trasportiamo non è merce comune e sostituibile: ciascuna opera ha la sua peculiarità e si presenta spesso come pezzo unico, per questo il margine di errore è pressoché vicino allo zero. Ogni eventuale sbaglio, seppur minimo, sarebbe irrimediabilmente dannoso per il patrimonio culturale al quale l’opera appartiene”.

Un settore in continua evoluzione, quello della movimentazione di opere d’Arte, che nel 2020 ha dovuto però affrontare la grande crisi economica legata alle chiusure forzate imposte dai lockdown. Per condividere e far fronte alle difficoltà, proprio nel giugno di quell’anno è stata data vita ad Assologistica – Logistica Arte, un nuovo raggruppamento composto da imprese che prestano il servizio di attività di logistica, deposito, spedizioni, movimentazione, trasporti e servizi per la gestione di Beni d’Arte, mostre, esposizioni ed eventi culturali e di cui la stessa Ars Movendi fa parte.

Lo scopo di questa associazione di categoria è di prendere in esame lo studio e la risoluzione dei problemi specifici del settore, creando un tavolo di confronto e scambio di idee ed attivando sinergie e cooperazioni utili, consapevoli che l’unione faccia sempre la forza.

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