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Una via di fuga nascosta e lontana da sguardi indiscreti, sopraelevata e lunga circa 1 km, era questa la funzione con la quale nacque e fu progettata nel 1565 dall’architetto Giorgio Vasari una costruzione che si accinge ad essere nuovamente fruibile e visitabile dopo i lunghi interventi di restauro

La storia è forse nota ai più: correva l’anno 1565 e Cosimo I de’ Medici dispose la realizzazione di un passaggio che segretamente e rapidamente collegasse la loro residenza di Palazzo Pitti con la sede del Governo, posta a Palazzo Vecchio. Il percorso, iniziato nel Marzo del 1565, fu portato a termine in soli 5 mesi, in vista delle nozze tra il figlio Francesco I e Giovanna d’ Austria, che furono celebrate nel Dicembre dello stesso anno. Questa occasione rappresentò un gesto di indubbia e sottile arguzia politica volta ad impressionare gli ospiti evidenziando la potenza, la disponibilità economica e la capacità della Famiglia di controllare le principali attività che si svolgevano lungo il percorso.

Il progetto del Corridoio Vasariano, affidato all’architetto e teorico fiorentino rinascimentale per eccellenza, Giorgio Vasari, dal quale chiaramente trasse il nome, prevedeva numerosi affacci e finestre, ben 73, sulle strade sottostanti. Il Corridoio, lungo poco meno di un km e la cui matrice architettonica è di evidente stampo romano, prende avvio dal cuore della Sede del Governo cittadino, al secondo piano di Palazzo Vecchio, vicino alla Cappella del Bronzino, dove all’epoca trovavano spazio gli appartamenti di Eleonora di Toledo. Un passaggio aereo su Via della Ninna collega il corpo di fabbrica del Palazzo con gli adiacenti Uffizi. Il percorso attraversa l’ultimo piano, originariamente costituito da un ampio ed arioso loggiato aperto, e prosegue attraversando una porta, dietro la quale si apre una scalinata di collegamento con il Lungarno degli Archibusieri.

Il passaggio su Via della Ninna, collegamento diretto tra Palazzo Vecchio e la Galleria degli Uffizi. Ph. Courtesy Francesca Manfredini 

In questo tratto sono riconoscibili gli elementi di matrice romana, da mettere in relazione con i ripetuti soggiorni di Vasari a Roma: l’altezza dei piloni e lo sviluppo delle arcate a tutto sesto trovano infatti una diretta correlazione con il modello architettonico degli antichi acquedotti, come pure l’assenza di ordini e l’evidente semplicità, elementi che rispecchiano il concetto di un’architettura utile e funzionale, più che volta alla decorazione estetica. I materiali utilizzati, poi, sono semplici, di riuso e provenienti dalla circostante piana fiorentina. In questo tratto, il Corridoio corre alto lungo l’Arno e crea un equilibrato porticato a forma di galleria in cui si susseguono armonicamente le arcate sostenute da robusti pilastri in muratura. Gli affacci sul fiume regalano scorci di incomparabile bellezza, dominati dall’elegante mole del Ponte Vecchio che si staglia in prospettiva come una quinta teatrale.

Il corridoio Vasariano visto da Ponte Vecchio. Ph. Courtesy Francesca Manfredini 

Ed è proprio uno dei simboli di Firenze ad essere completamente attraversato, passando al di sopra degli ambienti che un tempo accoglievano le botteghe dei macellai fiorentini. Sulle rive dell’Arno fioriva infatti il mercato delle carni, ma i forti odori, unitamente ai lamenti degli animali condotti al macello, spinsero Cosimo a disporre la modifica della destinazione d’uso degli spazi, che iniziarono dunque ad accogliere orafi ed artigiani. Con questa mossa, poi, il Signore fiorentino si garantì anche di essere circondato dal lusso di una categoria appartenente all’alta e ricca borghesia, verso la quale poteva esercitare un più diretto e mirato controllo.

I piccoli oblò di impronta rinascimentale in questo tratto furono in seguito sostituiti da grandi aperture create appositamente per garantire affacci più ampi ed ariosi sulla città in occasione della visita di Hitler a Firenze nel 1938.

Il Corridoio accerchia poi la Torre de’ Mannelli, l’unica superstite dei quattro “capi di ponte” originariamente adibiti al controllo della struttura su tutti i lati. Questa è divenuta celebre proprio perché oggetto di un aspro contenzioso tra la Famiglia e Cosimo, il cui progetto legato alla costruzione del Corridoio avrebbe previsto l’abbattimento della torre o un suo notevole ridimensionamento. A causa della forte opposizione dei Mannelli, Vasari fu quindi costretto a modificare il suo progetto facendo passare il Corridoio attorno alla torre stessa grazie ad un sistema di robusti beccatelli in pietra serena, elemento ricorrente e caratteristico in molti scorci fiorentini.

Torre dei Mannelli, cinta dai beccatelli in pietra serena di supporto al Corridoio. Ph. Courtesy Francesca Manfredini 

Scavalcata Via de’ Bardi con un arco ribassato, il Corridoio entra poi nella Torre degli Ubriachi, famiglia di banchieri fiorentini e di artigiani specializzati nella lavorazione del legno e dell’avorio, i quali, a differenza dei Mannelli, non si opposero al passaggio del percorso, che infatti attraversa interamente la struttura.

Giunto in Piazza Santa Felicita, il Vasariano si affaccia nell’omonima Chiesa, celebre per la rinascimentale Cappella Barbadori-Capponi che ospita al suo interno alcuni dei capolavori del Pontormo, tra i quali la Pala della Deposizione, tra gli esempi più alti e meglio rappresentativi del Manierismo fiorentino. All’interno della Chiesa il percorso prende la forma di un balcone con grate chiudibili, concepito come un palco teatrale con lo scopo di permettere ai componenti della Famiglia granducale di assistere alle funzioni religiose senza scendere in mezzo alla folla. Attraversata la Chiesa, il Corridoio oltrepassa Via Guicciardini, dal nome della famiglia che nel XIV secolo giunse a Firenze dalla Val di Pesa e costruì proprio in questa zona otto edifici, ed approda finalmente nel cuore del Giardino di Boboli, in corrispondenza della Grotta del Buontalenti.

L’ingresso all’interno di Palazzo Pitti, la destinazione finale del percorso, avviene attraverso il celebre Rondò di Bacco, un’ala adibita a teatro e che trae il suo nome dalla fontana del Nano Morgante, detto “Bacchino”, situata all’ingresso del Giardino. Il percorso giunge dunque nell’affascinante ed elegante polmone verde di Firenze, in un susseguirsi di affacci sulla città che permetteva agli sguardi dei Duchi di catturarne la bellezza ed esercitarne il controllo, facendosi espressione evidente della potenza medicea.

Il fronte e il paramento in bugnato di Palazzo Pitti, destinazione finale del Corridoio Vasariano. Ph. Courtesy Francesca Manfredini 

Si tratta però di un tassello mancante ormai da troppo tempo, un luogo chiuso dal 2016 per motivi di sicurezza e dunque da anni off limits. Sebbene non vi sia ancora una data certa, la riapertura è prevista entro l’anno; sarà concepito un nuovo percorso di visita, accessibile ai disabili e dotato di uscite di sicurezza ed impianti di climatizzazione e potrà essere percorso in un’unica direzione, dagli Uffizi a Pitti, dove sarà possibile scegliere se proseguire all’interno di Boboli o entrare nel Palazzo, in prossimità della Galleria Palatina. Come si legge nella nota ufficiale divulgata sul sito degli Uffizi, saranno “valorizzate le 73 finestre da cui si può godere la vista del centro storico come faceva il Granduca Cosimo nella seconda metà del Cinquecento.

Lungo il percorso, inoltre, si potranno ammirare una selezione di sculture greche e romane e iscrizioni antiche, gli affreschi cinquecenteschi che decoravano originariamente gli esterni del Vasariano e due importanti sezioni dedicate alla memoria storica del Corridoio e della città: una in ricordo della strage di Via dei Georgofili del 1993, con l’esposizione dei dipinti danneggiati dalla deflagrazione, e un’altra, corredata di testimonianze fotografiche originali, sulla devastazione di Firenze durante la Seconda Guerra Mondiale”.

«I lavori sono in corso e andranno avanti ancora per i prossimi mesi, ma il momento che tutti aspettiamo della riapertura si avvicina» conferma Schmidt, il Direttore delle Gallerie degli Uffizi. «Finalmente il Vasariano sarà accessibile tutto l’anno, per tutti e alla portata di tutti, mentre in passato era aperto solo saltuariamente e per gruppi di poche persone, spesso a prezzi che lasciavano a bocca aperta». Presto invece a chiunque sarà data la possibilità di sperimentare quella che Antonio Paolucci ha brillantemente definito “una passeggiata aerea” sopra il cuore della Culla del Rinascimento.

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