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AMART, la fiera dedicata all’antiquariato e all’arte antica organizzata dall’Associazione Antiquari Milanesi si rinnova, giunta quest’anno alla quinta edizione. L’esposizione sarà disponibile fino a domenica 12 novembre nel cuore di Milano al Museo della Permanentebo

Anche in questa edizione 2023 di AMART, la pittura sarà molto presente tra le 65 gallerie partecipanti. In particolare l’Ottocento italiano è rappresentato da grandi nomi come Boldini, Fattori, Signorini, Induno negli stand di Società di Belle Arti, Galleria d’Arte San Barnaba, Galleria d’Arte Mainetti ed Enrico Gallerie. È proprio quest’ultima a portare alla Permanente l’elegantissima signora col guanto di Giovanni Boldini. Da Mainetti invece emerge un delicato acquerello di Domenico Induno L’arrivo del bollettino della pace di Villafranca. Pregiata la selezione di Società di Belle Arti, che porta in mostra Paesaggio della Senna con cielo grigio di Giuseppe De Nittis (150-180 mila euro), Donna al caffè di Federico Zandomeneghi (250-300 mila), Vinci di Telemaco Signorini (100-150 mila) e un Paesaggio di Silvestro Lega (100-150 mila).

Federico Zandomeneghi (Venezia 1841 – Parigi 1917), Donna al caffè (Au café), 1914

Guardando all’antico Caiati Old Masters porta un olio su carta applicato su cartoncino del pittore emiliano Ubaldo Gandolfi (35.000 euro). E sempre afferente alla sfera Old Master il pezzo più importante della fiera: una tempera grassa su tavola recentemente attribuita a Domenico Ghirlandaio. Intitolata Madonna col Bambino, l’opera è stata esposta nell’importante mostra dedicata a Perugino organizzata dalla Galleria Nazionale dell’Umbria nel 2023. Databile intorno al 1472, la tavola fu eseguita quando Ghirlandaio frequentava la bottega di Andrea del Verrocchio. L’attribuzione era già stata proposta da Bernard Berenson nel 1933 e recentemente è stata nuovamente confermata dal professor Andrea De Marchi e da Cecilia Martelli. Verrà proposta a 840 mila euro da Galleria Callea. Importante anche la fusione in bronzo di Rembrandt Bugatti, Ritorno dal pascolo, valutata dalla stessa galleria 470 mila euro. Si tratta di una delle prime realizzazioni dell’artista, probabilmente la sua prima opera in bronzo. Fu presentata alla Quadriennale di Torino del 1902, mostra di esordio di Bugatti. Data per dispersa, venne ritrovata in collezione privata nel 1990. Documentata in un solo esemplare.

Domenico Ghirlandaio (Firenze, 1448 – 1494), Madonna col Bambino (Madonna Wendelstadt)

Da Altomani & Son spicca una Adorazione dei Magi di Spinello Aretino (Spinello di Luca Spinelli, Arezzo, 1350 – 1410 ca.). È una tavola a tempera e oro del 1395 circa parte di una predella a tre tavole che insieme alla Natività (già in collezione privata a Cipro) e il Compianto sul Cristo morto (venduto a Londra da Christie’s nel luglio del 2011 per 600.000 sterline) completava un trittico che aveva come parte centrale una Madonna con Bambino.

Rembrandt Bugatti (Milano, 1884 – Parigi, 1916), Ritorno dal pascolo, 1901. Fusione in bronzo

Antichità Giglio porta un grande olio su tela di Paolo Porpora (Napoli, 1617 – Roma, 1673) raffigurante “Fauna avicola, anfibia, rettile, insetti, piante di cardo su una roccia digradante in un corso d’acqua, nei pressi di una marina mediterranea”. Antichità Nobili espone l’Allegoria della Carità di Sebastiano Ricci, autore con il tocco sicuro e la tavolozza tipicamente veneziana brillante.

Guardando al nord Europa, arrivano le proposte di Salamon Fine Arts: nello stand vi sarà Melancolia I, del 1514, di Albrecht Dürer (Norimberga 1471-1528), un bulino originale, monogrammato e datato (120.000 euro) insieme a un Autoritratto alla Finestra, del 1648 di Rembrandt Harmenszoon van Rijn (Leyden 1606 – Amsterdam 1669), una acquaforte, puntasecca e bulino originale (80.000 euro).

Paolo Porpora (Napoli, 1617 – Roma, 1673). Fauna avicola, anfibia, rettile, insetti, piante di cardo su una roccia digradante in un corso d’acqua, nei pressi di una marina mediterranea 

Ancora tanta pittura da Lampronti che porta in fiera molti dipinti: di Jacob Philipp Hackert Il Golfo di Pozzuoli, del Canaletto Il solenne ingresso in Palazzo Ducale del 5 novembre 1726 dell’Ambasciatore francese Jacques-Vincent Languet, conte di Gergy, presso la Repubblica Serenissima, di Bernardo Bellotto Piazza San Marco, di Mattia Preti Epulone e Lazzaro, di Elisabetta Sirani Berenice che Recide la sua Chioma e di Jan Brueghel il Vecchio Paesaggio campestre.

La Galleria Apolloni porta diversi lavori di Achille Funi, realizzando quasi uno stand monografico (prezzi da 8.000 a 150.000 euro). Segnaliamo il Parnaso, del 1948-53, una grande tavola a tempera e foglia oro (cm 212 x 476). La mitologia classica rappresentava per Funi una continua fonte di ispirazione sia nell’ambito della pittura da cavalletto che in quello della decorazione murale. Per l’artista ferrarese, ai cui occhi non esisteva differenza tra storia e mito, tra episodi biblici e fatti della vita quotidiana, la pittura valeva come possibilità di dare forma concreta al sogno platonico di eterna bellezza e di superamento della caducità del tempo.

Albrecht Dürer (1471 – 1528), Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo, 1513

Da Copetti Antiquari opere inedite di Mirko Basaldella e Manzù. Del primo emerge una scultura in legno mentre del secondo una in bronzo dorato. E ancora dei pannelli in cemento dipinto di Basaldella molto rari e particolari insieme ad alcune sue opere su carta dal periodo figurativo al periodo informale. Esposto anche il bronzo Rilievo parietale n.1 del 1955-56 di Mario Negri.

Ars Antiqua porta alcuni capricci architettonici, tra i quali spicca Re Davide e l’arca dell’ Alleanza al tempio di Gerusalemme di Alberto Carlieri, autore di prospettiche costruzioni all’insegna della modernità e artista molto richiesto nella Roma del suo tempo. L’arte del Settecento è in mostra da Attilio Cecchetto Antiquario con Venere e Ippomene
di Antonio Balestra (Verona, 1666 – 1740). Alla Galleria Giamblanco domina un dipinto di Antonio Molinari (Venezia, 1655 – 1704) in ottimo stato di conservazione raffigurante Rebecca ed Eliezer al pozzo. È stato probabilmente realizzato su disegno preparatorio, oggi conservato nella collezione del museo del Louvre.

Da Phidias abbiamo un ritorno a casa: dopo 120 anni l’olio di Cesare Saccaggi sarà appeso nello stesso luogo dove fu esposto nel 1903, ovvero presso il Palazzo della Permanente. L’opera si intitola “Incipit vita nova”, dal libretto in cui Dante Alighieri racconta, tra prosa e versi, la storia dell’amore per Beatrice Portinari dall’infanzia fino a poco dopo la morte di lei. Pochissimi ed estremamente simbolici sono i riferimenti temporali e spaziali che Dante fornisce nella Vita nova e Saccaggi sembra voler assecondare questo espediente poetico, collocando l’immagine dei due giovani in un magico momento indefinito dell’adolescenza.

Il mondo dell’antiquariato non è solo pittura però: ad AMART sono presenti anche molte altre specializzazioni. Sono ben quattro, per esempio, le gallerie che trattano arte asiatica e africana: la Galleria Dalton Somaré (che tratta Arte Africana e Arte Indo-Buddhista dall’Himalaya, dall’India e dal Sud Est Asiatico), espone una “Figura Guardiana”, mbulu ngulu, Kota Obamba, del Gabon del XIX secolo (raccolta prima del 1940) realizzata in legno, ottone, rame, ferro e un Buddha, Gandhara Storico, proveniente dal Pakistan, del Periodo Kushan (II secolo circa). Entrambe nuove per il mercato perché giungono in fiera da collezioni private.

Figura Guardiana, mbulu ngulu, Kota Obamba, Gabon, XIX secolo in legno, ottone, rame, ferro, 62,5 cm. Raccolta in Gabon prima del 1940, Henricus Simonis, Dusseldorf. Collezione Privata, Francia

La Galleria Ajassa è specializzata in arte antica cinese e propone un “Ritratto di dignitari”, Dinastia Qing (inizi sec.XVIII), Renzo Freschi è specializzato in arte asiatica e porta un “Bodhisattva Manjusri”, bronzo dorato di 30 cm proveniente dal Tibet (XV secolo). Mirco Cattai è un esperto di tappeti antichi orientali dal Caucaso, Anatolia e nord -ovest della Persia. Ad AMART espone un tappeto detto “transilvano” a doppia nicchia dell’Area di Ghiordes, Anatolia occidentale, (seconda metà del XVII secolo). In Transilvania si ritrovano quasi tutte le tipologie di tappeti “classici” anatolici da cui prendono il nome. Si tratta di un esemplare di grande valore estetico. Raro è anche il tappeto Ushak a piccolo medaglione, cosiddetto “Tintoretto” perché il pittore veneziano dipinse tappeti simili in alcuni suoi quadri come per esempio nel “Ritrovamento del Corpo di San Marco” (1562-1566).

Nell’ambito delle Arti Decorative, il range di proposte è davvero ampio: inOpera presenta un progetto di ricerca dedicato alle opere giovanili di Giuseppe Maggiolini (1738-1814) con uno stand monografico e un libro pubblicato per l’occasione. Da segnalare in particolare un tavolo a console trasformabile, 1765 ca.

Giuseppe Maggiolini (1738-1814), tavolo a console trasformabile, 1765 ca.

Paolo Antonacci ritorna ad AMART portando un Guéridon in mogano con piano commesso di pietre tenere e dure di Sicilia (Napoli, 1830 circa) con una provenienza importante (Napoli, Casino della Regina nel parco di Capodimonte, collezione della Regina Maria Isabella di Borbone e, per discendenza, eredi del conte Francesco del Balzo).

Rimanda a Venezia e ai suoi splendidi Palazzi come Ca’ Rezzonico e Mocenigo, ora Musei Civici, il trumeau esposto da Galleria Subert. È un mobile di notevoli dimensioni a due corpi con piano scrittoio ribaltabile (Venezia, circa metà del secolo XVIII). Il pezzo forte diTop Time, galleria specializzata in orologi e pendole, è la pendola “à la Géométrie” astronomica. Viene da Parigi, è datata 1782/1788 ed è un oggetto per così dire “griffato”: la cassa in bronzo dorato e brunito e marmo rosso “griotte” è di François Remond; le figure tratte da un modello di Louis Simon Boizot, nientemeno che lo scultore del Re. Il Movimento è di Robert Robin il “Valet de chambre horloger ordinaire du Roi e de la Reine”. I quadranti di Joseph Coteau, firmati sul retro “Coteau 1782”.

Proviene da Lodi (Fabbrica di Antonio Ferretti, 1760 circa) il grande piatto ovale da portata in maiolica policroma raffigurante una tinca con limone in stile naturalistico a “trompe-l’oeil che sarà esposto da Piva. Le pescere erano dei piatti da portata ovali tipici della tradizione lombarda. Rappresentavano tinche, trote, lucci o pesci d’acqua dolce pescati nell’Adda, e venivano utilizzati come trompe-l’oeil durante i pranzi sulle tavole più raffinate della regione. La resa illusionistica tridimensionale del limone dimostra lo straordinario livello artistico conseguito dalle manifatture lodigiane, tanto che la città diventò luogo del sapere ceramico del XVIII secolo. Oggi questi particolari pezzi lodigiani sono diventati sempre più rari e di alta rilevanza storico-artistica, tanto che alcuni esemplari sono esposti nei più rinomati musei della ceramica, da Faenza a Sèvres.

Eccezionale ed unica pendola “à la Géométrie” astronomica con molteplici indicazioni.
Cassa in bronzo dorato e brunito e marmo rosso “griotte” di François Remond.
Le figure da un modello di Louis Simon Boizot, scultore del Re.
Movimento di Robert Robin “Valet de chambre horloger ordinaire du Roi e de la Reine”


È sicuramente una delle icone del Novecento la rarissima “Signorina Grandi Firme”, scultura di Sandro Vacchetti (Manifattura Essevi, Torino 1946) basata su un’idea di Gino Boccasile per la rivista “Le grandi firme” di Cesare Zavattini: una donna moderna ed emancipata, una diva assoluta. Boccasile, innovatore del lessico pubblicitario le cui rappresentazioni hanno dato lustro e modernità fra le tante anche alle réclame della Pirelli, della Fiera di Milano, della San Pellegrino e della Sperlari, con questo soggetto riassume la storia del costume e della società italiana di quel periodo. La si potrà incontrare nello stand di Raffaello Pernici.

FineArt by Di Mano in Mano presenta diverse opere in una installazione site specific anche quest’anno firmata dal designer Pietro Russo, il tutto pensato come dialogo tra le opere e lo spazio espositivo dello storico palazzo milanese della Permanente. Il posto d’onore è dedicato a un arredo di Francesco Abbiati, noto ebanista lombardo originario di Mandello del Lario. Si tratta di un mobile inedito, riccamente intarsiato con legni pregiati, il cui apparato iconografico nasconde un’interessante narrazione storica che verrà rivelata in loco ai visitatori.



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